Mafia, è arrivato in Italia il boss originario di Terrasini Vito Roberto Palazzolo

Dopo trent’anni di indagini, processi e trattative internazionali, questa mattina si è realizzato il sogno del giudice Giovanni Falcone: è stato estradato in Italia Vito Roberto Palazzolo, il tesoriere dei boss Riina e Provenzano. Il manager siciliano, originario di Terrasini, è arrivato all’aeroporto di Malpensa alle 6,46, con un volo della Thai proveniente da Bangkok. Ad accompagnarlo c’erano i funzionari dell’Interpol che dal marzo 2012 hanno seguito in Thailandia la complessa pratica per l’estradizione del manager boss, che in Italia deve scontare una condanna a nove anni per associazione mafiosa. All’arrivo a Malpensa, Vito Roberto Palazzolo è stato accompagnato nel carcere di Opera a Milano. Adesso, il finanziere siciliano rischia il 41 bis, perché è ritenuto dalla Procura di Palermo uno dei depositari dei segreti di Cosa nostra, sui grandi patrimoni mai sequestrati e sulle relazioni dei boss con uomini delle istituzioni. Negli ultimi mesi, Palazzolo ha manifestato alcune aperture nei confronti della magistratura: ha accettato di incontrare in carcere il sostituto procuratore Gaetano Paci, che da metà degli anni Novanta ha seguito prima l’inchiesta e poi il processo di Palermo assieme al collega Nico Gozzo. Sembra che sia arrivata anche qualche timida ammissione, ma Palazzolo chiedeva la revisione del suo processo per iniziare un percorso di collaborazione, o presunto tale. E gli incontri con la Procura si sono bruscamente interrotti. Resta il giallo dell’ultimo viaggio di Vito Roberto Palazzolo, che dal Sudafrica era partito nel febbraio 2012 verso Hong Kong, probabilmente per i suoi soliti affari. Ma un confidente dell’Interpol l’ha tradito, mettendo i carabinieri sulle sue tracce. Così, le indagini sono ripartite all’improvviso, e il manager è stato bloccato un mese dopo all’aeroporto internazionale di Bangkok. Così è finita la latitanza dorata di Vito Roberto Palazzolo, che dalla metà degli anni Ottanta si era trasferito in Sudafrica, in una sontuosa villa a Città del Capo: era protetto da altolocate amicizie nel mondo della politica e dei servizi di sicurezza. Di tanto in tanto, telefonava in Italia, cercando contatti istituzionali per risolvere le sue questioni giudiziarie. Ma era intercettato: così, si scoprì che nel 2010 aveva organizzato addirittura l’incontro ufficiale fra una delegazione di imprenditori italiani ed alcuni esponenti del governo dell’Angola.

repubblica.it

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