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Torretta, il morto suicida potrebbe non avere retto il peso dell’arresto del padre

Potrebbe non avere retto il peso dell’onta che si è abbattuto sulla sua famiglia, con l’arresto del padre e dello zio e il proprio nome finito agli atti dell’inchiesta Crystal Tower che ha azzerato il clan mafioso di Torretta. Per gli investigatori l’estremo gesto compiuto dal 42 enne Calogero Mannino, figlio di Giovanni Angelo e nipote di Ignazio Antonio Mannino non troverebbe altra spiegazione. L’uomo che si è impiccato domenica scorsa nella stalla di famiglia non ha lasciato nessun biglietto, ma come sottolineano gli investigatori non aveva mai sofferto di depressione o turbe psichiche  né,  tantomeno,  avrebbe mai mostrato segni di propositi suicide. In paese sarebbe stato soprannominato “U Baciuni”, così come emerge da un’intercettazione finita nel fascicolo dell’ordinanza del blitz antimafia che ha portato gli investigatori a colpire la famiglia mafiosa di Torretta che sarebbe stata capeggiata dal boss Raffaele Di Maggio. A carico di Calogero Mannino,  comunque, non c’era alcun provvedimento, anche se a fare il suo nome sarebbero stati Giuseppe Spatola e Antonio di Maggio l’11 luglio del 2017, nel corso di una conversazione intercettata nella quale avrebbero elencato una serie di nomi e i rispettivi ruoli che gli stessi avrebbero ricoperto all’interno del clan.  Calogero Mannino era sposato, aveva due figlie e lavorava come cameriere. Cosa lo abbia spinto a togliersi la vita probabilmente resterà un mistero. Gli inquirenti possono solo supporre che il movente sia maturato  nell’ambito dell’operazione antimafia che ha duramente colpito la sua famiglia.

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