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Villagrazia di Carini, omicidio Agostino-Castelluccio: ergastolo per il boss Nino Madonia

Il giudice Alfredo Montalto ha condannato all’ergastolo il capomafia palermitano Nino Madonia, ritenuto uno dei mandanti dell’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, uccisi a Villagrazia di Carini il 5 agosto del 1989.

È stato invece rinviato a giudizio un altro mafioso, Gaetano Scotto, che sarebbe stato nel commando dei sicari che sparò nell’agguato. Il processo inizierà il 26 maggio in corte d’assise.

Un altro processo si farà per l’incensurato Francesco Paolo Rizzuto che era amico di Nino Agostino e all’epoca aveva 16 anni. Lui è accusato di aver aiutato i sicari per le sue bugie e la sua omertà e adesso, a 48 anni si ritrova indagato per favoreggiamento aggravato. Secondo le indagini avrebbe visto qualcosa che ha sempre tenuto nascosto; avrebbe sostenuto essersi allontanato con il suo scooter dopo il delitto, ma invece sarebbe rimasto con addosso una maglia coperta di sangue.

Inoltre, secondo quanto riferito dai familiari delle vittime, il giorno dell’agguato si sarebbe più volte informato con Vincenzo Agostino per sapere l’orario in cui Nino sarebbe arrivato nel suo villino di Villagrazia di Carini, mentre stranamente se ne sarebbe andato non appena visto arrivare. Quella stessa mattina, il padre di Rizzuto, vicino di casa nella residenza estiva degli Agostino, chiese al padre della vittima la barca del figlio in prestito.

Ci sono voluti 32 anni per arrivare ad una sentenza sulla misteriosa inchiesta caratterizzata da prove scomparse e depistaggi.

“Oggi è una grande vittoria- dice Vincenzo Agostino, padre e suocero delle vittime di mafia, che non ha mai smesso di cercare la verità – ma taglierò la barba solo quando sarà finito tutto il processo”.

Nino Agostino era un poliziotto del commissariato San Lorenzo, ma avrebbe fatto parte di una squadra segreta che dava la caccia ai latitanti mafiosi e qualcuno lo avrebbe tradito decretando la sua condanna a morte da parte della mafia. Il suo contatto era un amico poliziotto, Guido Paolilli, in passato indagato per favoreggiamento, ma uscito indenne dalle accuse per la prescrizione.

La procura generale di Palermo diretta da Roberto Scarpinato è tornata ad indagare dopo l’avocazione di un’altra richiesta di archiviazione fatta dalla procura della repubblica, per Scotto e Madonia. Le nuove indagini, condotte dai sostituti procuratori generali Nico Gozzo e Umberto De Giglio, insieme alla Dia, hanno scandagliato gli oscuri meandri in cui torbidamente hanno convissuto mafiosi e ambienti deviati dei servizi segreti.

Già la sera dell’omicidio, un collega di pattuglia scrisse all’allora capo della squadra mobile Arnaldo La Barbera che Nino Agostino fosse un cacciatore di grandi latitanti, rivelando che gli fosse stato confidato proprio da lui. Ma quella rivelazione fondamentale rimase occulta per 4 anni. Lo stesso dirigente della mobile che avrebbe costruito il falso pentito Scarantino per le stragi del ‘92, preferì indagare su una vendetta che Agostino avrebbe potuto subire dai familiari di un’ex fidanzata.

Inoltre la stessa sera dell’omicidio, agenti della squadra mobile, perquisirono casa di Agostino, ad Altofonte, portando via alcuni suoi appunti.

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