Premiata la pasticciera alcamese Enza Pizzolato

È stata personalmente Sua Altezza Reale Beatrice di Borbone Due Sicilie, Gran Cancelliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, alla presenza del Cardinale Renato Raffaele Martino, dell’Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, del Rettore dell’Università degli Studi di Palermo Roberto Lagalla, e del delegato regionale siciliano del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, il nobile Antonio di Janni, a consegnare alla scrittrice alcamese Castrenza Pizzolato, autrice, tra l’altro, del volume “Sull’onda della melodia, la medaglia commemorativa del 280° anniversario dell’incoronazione di Carlo di Borbone, Re delle Due Sicilie, per l’apporto dato, in questi decenni, alla salvaguardia delle identità e delle tipicità culinarie siciliane.


La pasticciera Castrenza Pizzolato, detta amichevolmente Enza, che lavora ad Alcamo, nella Via Fratelli Sant’Anna, fornisce, ormai frequentemente, la casa reale Borbonica, con i suoi rinomati cannoli, le sue cassatelle, le sfince e le ravazzate, le “minni di virgini” e con la sua prelibata biscotteria.


La cerimonia si è svolta a seguire la solenne celebrazione tenutasi presso la cattedrale di Monreale presenti, anche, i cavalieri Piefrancesco Mistretta e Vincenzo Bussa.


La Principessa e gli ospiti hanno per l’occasione gustato, durante la cena di gala, i dolci di mandorle realizzante con tradizionale arte dalla maestra Enza Pizzolato.


“La cucina siciliana – ha affermato Enza Pizzolato, accompagnata dal marito, anche lui del settore, Carlo Todaro – è l’espressione dell’arte culinaria sviluppata in Sicilia ed è strettamente collegata alle vicende storiche, culturali e religiose dell’isola. Si tratta infatti di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, sovente ritenuta la più ricca di specialità e la più scenografica d’Italia, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni”.


Durante la cerimonia la maestra Enza Pizzolato ha ricordato alla principessa, visibilmente interessata, la leggenda di questo magnifico frutto: la mandorla.


“Secondo una antichissima leggenda – ha ricordato Enza Pizzolato – il mandorlo nacque da uno di quegli amori disgraziati che vedevano protagonisti gli eroi, gli uomini o l’intera famiglia degli dei”.


“Gli antichi Greci – continua la Maestra del Gusto Enza Pizzolato – narravano che Fillide, una principessa Tracia, incontrò Acamante, figlio di Teseo, sbarcato nel suo regno per una sosta durante la navigazione verso Troia.

 

I due giovani si innamorarono perdutamente ma Acamante fu costretto a proseguire con gli Achei per combattere nella guerra di Troia. 


La giovane principessa, dopo aver atteso dieci anni che finisse la guerra, non vedendolo tornare con le navi vittoriose si lasciò morire per la disperazione.

 

La dea Atena, commossa da questa struggente storia d’amore, decise di trasformare Fillide in uno splendido albero di mandorlo. Acamante in realtà non era morto e quando seppe che Fillide era stata trasformata in albero abbracciò la pianta che per ricambiare le carezze fece prorompere dai suoi rami fiori anziché foglie. L’abbraccio si ripete ogni anno quando i fiori del mandorlo annunciano la primavera.


La principessa Beatrice di Borbone è ritornata nella sua Parigi con diversi chilogrammi di prelibati pasticcini in mandorla.

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