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OMICIDIO CORLEONE, DDA PREOCCUPATA

E’ un omicidio che preoccupa gli inquirenti quello dell’imprenditore, Nicolò Romeo, 72 anni, assassinato ieri pomeriggio su una strada di campagna tra Monreale e Corleone, in provincia di Palermo. Il delitto viene visto come un segnale di forza di Cosa Nostra in un territorio dov’è stata egemone da sempre. I carabinieri della compagnia di Monreale, che conducono le indagini, hanno ascoltato familiari e conoscenti di Romeo per potere ricostruire le sue ultime ore di vita. La salma è stata traslata all’Istituto di medicina legale di Palermo per l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore Marzia Sabella che coordina l’attività investigativa. Dai primi rilievi sembra che l’arma usata dai killer sia un fucile caricato a pallettoni, ma si attendono conferme dagli esami tecnici del Ris di Messina, cui sono stati trasmessi i reperti raccolti sul luogo dell’agguato, in contrada Schirò. Al di là degli obbligati passaggi di routine, gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sono impegnati nel tentativo di decifrare l’omicidio che conferma la persistente pericolosità e vitalità di Cosa Nostra malgrado i recenti arresti di quasi tutti i suoi capi di maggiore spicco. A Nicolò Romeo, che era di Altofonte ma abitava a Palermo, faceva capo un piccolo ma solido gruppo imprenditoriale nel settore zootecnico, costituito dalla produttrice di mangimi “Bioroman spa”, con sede in Palermo via Maio Oneto, e dalla “Alizoo Torre dei Fiori srl” con sede a Monreale, allevamento di galline ovaiole con annessa un’attività di ingrasso e macellazione di bovini, suini e ovini. Un fratello dell’imprenditore, Pietro Romeo, era sparito nel nulla il 13 marzo del 1997, vittima della ‘lupara bianca’. Per il sequestro, l’omicidio e la distruzione del cadavere e’ indagato come mandante il boss di Altofonte Domenico Raccuglia, arrestato il 15 novembre scorso dopo anni di latitanza. Secondo il pentito Giovanni Brusca, Romeo sarebbe stato eliminato perchè cercava di accrescere la sua influenza a San Giuseppe Jato a scapito di Raccuglia.

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