OPERAZIONE DIOSCURI. LA LOTTA FRATRICIDA PER RISCUOTERE IL PIZZO – Tele Occidente

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OPERAZIONE DIOSCURI. LA LOTTA FRATRICIDA PER RISCUOTERE IL PIZZO

Anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti hanno monitorato il processo di riorganizzazione che era in atto nella cosca di Alcamo dopo l’arresto dei vecchi capi. Una rigenerazione che si avvaleva soprattutto di soggetti non affiliati a Cosa Nostra, quindi potenzialmente in grado di operare a proprio piacimento sul territorio. Ma le redini del mandamento erano rimaste saldamente nelle mani della famiglia Melodia, fedelissimi del superlatitante boss Matteo Messina Denaro, al quale il clan alcamese faceva riferimento in caso di dissidi con famiglie mafiose di altre zone. Al vertice della cosca di Alcamo, l’ultraottantenne Nicolo’ ‘Cola’ Melodia sarebbe arrivato dopo l’arresto dei suoi due figli (il capo famiglia Antonino Melodia e il fratello Ignazio ‘u dutturi’), ma il fratello Diego avrebbe tentato di rivendicare la leadership, anche grazie alla cooptazione di diversi accoliti, scelti tra gli elementi piu’ spregiudicati della locale famiglia mafiosa. In questa fase di riorganizzazione si sono costituite due opposte fazioni che, pur mantenendo una formale unitarieta’ e omogeneita’, avevano contrasti per la spartizione delle attivita’ estortive ai danni di commercianti ed imprenditori di Alcamo. Diego Melodia, padre di un altro Ignazio Melodia che a 42 anni sta scontando una condanna definitiva per la sua partecipazione all’associazione mafiosa, avrebbe avuto ‘tra i piu’ fedeli sodali Felice Vallone e Lorenzo Greco, autori della gran parte dei delitti di estorsione emersi nel corso delle investigazioni, entrambi con un profilo criminale di assoluto rilievo’. Nicolo’ Melodia, invece, sarebbe stato affiancato da uomini di fiducia come l’impiegato forestale Filippo Di Maria e Gaetano Scarpulla. Un’ordinanza vastissima, piena di riscontri e di intercettazioni. Un quadro complesso, quello tracciato dagli inquirenti, sugli affari della famiglia mafiosa di Alcamo. E sullo sviluppo di un contrasto tra i due fratelli Melodia, per la conquista del territorio. Tra le conversazioni significative intercettate sul conflitto sorto in seno alla famiglia MELODIA, quella registrata il 17 novembre del 2004, a bordo del furgone Fiat Iveco in uso a VALLONE, ed intercorsa tra lo stesso e Lorenzo GRECO, entrambi presunti appartenenti alla cosca, già in carcere. GRECO prospettava la necessità di un incontro “chiarificatore” tra i due fratelli Diego e Cola MELODIA, per evitare che il conflitto degenerasse. Scopo dell’incontro, secondo il GRECO, doveva essere quello di spartire il territorio tra i due fratelli, che avrebbero dovuto gestire autonomamente le estorsioni in danno dei commercianti di Alcamo. Da questa conversazione, secondo gli inquirenti, è emerso, in modo chiarissimo e per la prima volta, l’esistenza del conflitto tra i due fratelli; particolarmente eloquente, a tal proposito, la soluzione prospettata da GRECO e VALLONE: raggiunto l’accordo spartitorio, chiunque di loro fosse andato in giro a imporre il pagamento del pizzo non avrebbe dovuto specificare a nome di quale dei due MELODIA  si presentasse, con ciò ottenendo quindi che i MELODIA stessi non sarebbero mai comparsi quali mandanti delle estorsioni. NEL TG LE INTERVISTE AL PROCURATORE TERESA PRINCIPATO E AL DIRIGENTE PS ANTONIO SQUILLACI

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