APERTURA DELL’ANNO GIUDIZIARIO – PROCESSI LUNGHI E POCHI SOLDI

L’apertura dell’anno giudiziario è l’occasione per fare il punto, discutere, analizzare e soprattutto chiedere aiuto… In Sicilia, malgrado gli importanti successi contro la mafia, emerge un quadro desolante, frutto di una mancanza di fondi che purtroppo limita il lavoro dei giudici: “Non siamo ancora alla bancarotta, ma quasi”: è il grido d’allarme del procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. “Al nostro ufficio – ha aggiunto – manca tutto: dalla  macchina fotocopiatrice, agli strumenti per far funzionare le stampanti. Questo è l’anno dei tagli alla spesa speriamo che la politica ci affianchi”. Sull’efficienza della macchina giudiziaria, a Palermo, non siamo ne più indietro ne più avanti del resto d’Italia. L’eccessiva durata dei processi è un male collettivo”. Lo ha detto, il procuratore di Palermo  Francesco Messineo: “Da tutto ciò – ha aggiunto – non se ne verrà fuori se non con riforme coraggiose: come l’adeguamento del carico di lavoro alle risorse d’organico disponibili”. Malgrado le enormi difficoltà, la Procura di Palermo non abbassa la guardia contro la criminalità organizzata. L’arresto del boss Salvatore Lo Piccolo, latitante da oltre 25 anni e del figlio Sandro, ma  anche i casi crescenti di collaboratori di giustizia hanno segnato un duro colpo per Cosa nostra. È una notazione positiva che viene sottolineata nella relazione del presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Palermo, Armando D’Agati. Malgrado questi risultati, testimoniati anche dall’aumento dei procedimenti antimafia, la forza e la presenza pervasiva di Cosa nostra nel tessuto sociale restano molto forti. La mafia non spara più da tempo perché si è dedicata alle attività più tradizionali: dal “pizzo” al riciclaggio. Le indagini degli organi di polizia hanno registrato un aumento della pressione mafiosa sull’economia legale, il dato si presta  ad una lettura rassicurante: da un lato dimostra che l’organizzazione resta viva e vegeta, dall’altro conferma “la crescente efficacia dell’azione repressiva dello Stato”. C’è ormai un patrimonio di conoscenze che consente di ricostruire una mappa aggiornata della struttura criminale con l’importante contributo di nuovi collaboratori come Francesco Franzese, Antonino Nuccio, Andrea Bonaccorso, Angelo Chianello, Gaspare Pulizzi. Dalla nuova geografia di Cosa nostra emerge come una figura di forte spessore il boss Matteo Messina Denaro, uno degli ultimi grandi uomini d’onore latitanti.

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