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Isola delle Femmine, negano cure in casa a disabile grave: l’asp dovrà risarcirlo e assisterlo

Un cittadino italiano di origine marocchina affetto da disabilità gravissima, residente a Isola delle Femmine, si era visto negare il Patto di Cura all’ASP di Carini. L’assegno o patto di cura di cura è un sostegno economico fino a 34.000€ destinato alle persone adulte disabili gravi o con gravissime disabilità acquisite che permangono presso il loro domicilio ed erogato ai sensi dell’art. 3 dl D.M. 26/09/2016, per l’applicazione dell’art. 9 della L.R. 8/2017 e ss. mm. ii. e del D.P.R.S. 31 agosto 2018 n. 59.  Il soggetto è affetto da disabilità gravissima e soffre di diverse patologie sin dalla nascita, tra le quali osteogenesi imperfetta con dismorfismo del rachide, torace, bacino e arti inferiori, che lo costringono sulla sedia a rotelle e alla necessità di ricevere cure e assistenza costanti per attendere le normali funzioni della vita quotidiana. Nonostante le sue condizioni, l’ASP gli ha negato l’assegno perché la visita condotta all’INPS per accertare le sue condizioni di salute aveva dato esito negativo. Sostanzialmente e nonostante le condizioni di disabilità grave, l’INPS aveva ritenuto che il soggetto non avesse i requisiti per ricevere assistenza domiciliare continuativa. In questi casi la procedura di ricorso è indirizzata contro l’atto amministrativo rivolgendosi al TAR, ma lo Studio Legale che ha curato  il caso e l’Avvocato Irene Damiani, hanno invece, diretto l’istanza al Giudice del Lavoro.  “Il Giudice del Lavoro – dice l’Avvocato Irene Damiani – ha riconosciuto un diritto soggettivo e non un interesse legittimo derivato dall’essere riconosciuto o meno in una determinata condizione di salute o di bisogno. In sostanza, il Patto di Cura va erogato perché il soggetto si trova in determinate condizioni fisiche, a prescindere dalla valutazione delle sue capacità psicofisiche di reggere la sua condizione. E’ stato riconosciuto il valore della persona, a prescindere dalla fattispecie tecnico-burocratica”. Si è trattato di una battaglia sociale ma anche giurisdizionale. Portando la questione innanzi al Giudice del lavoro, anziché al TAR, e facendo riconoscere la sussistenza di un diritto soggettivo e non di un interesse legittimo. Il Giudice ordinario ha potuto concentrarsi sugli aspetti inerenti al diritto alla salute ed alla dignità della persona, invece che su elementi esclusivamente burocratici ed amministrativi che mal si addicono a casi “limite” come quelli dei disabili gravissimi. Al riconoscimento del requisito sanitario in sede di giudizio, l’ASP di Carini non si è potuta esimere dal riconoscere il diritto al risarcimento di circa 20.000€. Ha, quindi, convocato il soggetto immediatamente dopo il provvedimento del giudice per la firma del patto di cura, evitando di prolungare ulteriormente l’attesa per l’erogazione del beneficio economico dell’avente diritto.

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