Alcamo. Operazione Freezer: Giacalone chiese favori a Bonventre ma l’ex sindaco andò dalla Polizia

“Io mezza provincia di Trapani comando”. Diceva così Ignazio Melodia, il medico sessantunenne, che dopo essere stato scarcerato negli anni passati, è tornato ai vertici della famiglia mafiosa di Alcamo. Ieri però è finito nuovamente in manette, insieme ad altre cinque persone, in un blitz della Dia e della Polizia di Stato, che sono sulle tracce del super latitante Matteo Messina Denaro. L’operazione denominata “freezer” ha permesso di captare i dialoghi e le immagini degli incontri che avvenivano in una cella frigorifera di un negozio.

In carcere dal 2002 al 2012, Melodia tornando in libertà ha riorganizzato la cosca, pianificando le estorsioni. Quella frase “comando in mezza provincia” da lui prounciata è stata registrata al telefono da un imprenditore stanco di pagare il pizzo. Tra le estorsioni messe a segno quella ai danni di imprese edili: si pagava 3500 euro per cominciare i lavori e poi dai 1500 ai 2500 euro per ogni villa costruita in base alla cubatura. Il metodo era sempre lo stesso, prima il danneggiamento e poi la richiesta di pizzo alla vittima.

Dalle indagini emerge pure che la locale famiglia mafiosa cercava di ottenere favori dall’allora amministrazione guidata dal sindaco Sebastiano Bonventre che di professione fa il chirurgo al policlinico.

Ad incontrare il primo cittadino eletto da pochi giorni è stato Salvatore Giacalone, uomo fidato di Melodia, che si presentò come paziente in ospedale chiedendo una visita e facendo poi richieste esplicite. Il sindaco denunciò i fatti alla Polizia. “Mi disse di essere stato un compagno di scuola, mi diceva pure che negli ultimi nove anni era stato in giro, facendomi intendere – racconta Bonventre – che era stato ospite delle patrie galere e mi chiedeva di seguirlo all’esterno della struttura in quanto aveva necessità di conferire con me in modo riservato e mi invitava a lasciare il mio telefono cellulare…”. La passeggiata prosegue “lungo i viali dell’ospedale, e sottolinea come loro, facendomi intuire che rappresentava altre persone, nulla da me pretendevano in qualità di sindaco, ma utilizzando un un frasario tipicamente mafioso, mi facevano intendere che in qualche modo volevano essere favoriti nelle scelte amministrative del Comune di Alcamo”. Giacalone aggiunge che “anche Ignazio Melodia, che sarebbe stato da lì a poco scarcerato, era uno di loro… la mia posizione di sindaco – prosegue Bonventre – si metteva certamente a rischio di eventuali ritorsioni da parte di imprecisati personaggi e loro erano pronti a intervenire a mia difesa nel caso in cui avessi richiesto il loro diretto intervento”.*

Insomma la mafia cercò di influenzare la politica locale e lo fece anche nell’ultima tornata elettorale cercando i voti con delle minacce per una candidata al consiglio comunale.

 

*fonte LiveSicilia 

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