Omicidio Rappa, dopo la sentenza ingiurie e minacce contro la figlia

Una querela denuncia per ingiurie e minacce è stata formalizzata alla stazione dei carabinieri di Montelepre dalla giardinellese Rosy Rappa, figlia del bidello che nel 2008 finì in ospedale dopo una lite, durante la festa patronale del paese, per poi spirare dopo 45 giorni di coma in un nosocomio palermitano. Per la sua morte, proprio ieri mattina, i tre presunti responsabili sono stati condannati a 6 anni e 8 mesi di reclusione. Rosy Rappa era di ritorno dal tribunale di Palermo quando al telefono, la suocera in lacrime, gli ha riferito che un parente di uno degli imputati si fosse appena presentato sotto casa per inveire contro di lei. La donna ha così deciso di denunciare V.D., pure lui, in primo grado, finito sotto inchiesta per la morte di suo padre, ma poi assolto su richiesta dello stesso pubblico ministero assieme ad un altro indagato. Rosy Rappa ha raccontato ai militari che l’uomo, in sua assenza, si sarebbe presentato sotto casa sua, urlando il suo nome a gran voce, ingiuriandola e lanciandole minacce udite dalla suocera e dal figlio minore che si trovavano all’interno dell’abitazione. Parole grosse come “prima o poi ti metterò una bomba” che, sarebbero volate pochi minuti dopo la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo che ha confermato le condanne per omicidio preterintenzionale, nei confronti di Carmelo Mario Donato, Federico La Puma e Simone Donato. Gli imputati, sono pure stati condannati a riconoscere una provvisionale immediatamente esecutiva, a titolo risarcitorio, nei confronti delle parti Civili, in questo caso la moglie, i figli con rispettivi consorti, tutti rappresentati dall’Avvocato partinicese Bartolomeo Parrino. L’ammontare complessivo del danno verrà quantificato in sede civile. V.D., probabilmente accecato dalla rabbia per l’ennesima sentenza di colpevolezza che condanna un suo congiunto, si sarebbe lasciato andare nell’atto inconsulto che, però, gli è costata la denuncia querela e possibili conseguenze giudiziarie. La lite che portò alla morte di Giuseppe Rappa, scoppiò il 22 agosto del 2008 durante una fiera di beneficenza organizzata nell’ambito della festa patronale di Giardinello. Il bidello, diversamente abile, sarebbe andato incontro alla morte per una lotteria che a suo avviso sarebbe stata truccata, pioichè a vincere il pony messo in palio con un sorteggio, sarebbe stata la figlia di uno degli organizzatori. L’avere espresso la propria opinione scatenò momenti di tensione. Per l’accusa l’uomo sarebbe stato ferito a colpi di bottiglia, a calci e a pugni e a seguito dei traumi riportati, sarebbe morto 45 giorni dopo. I medici legali, in primo grado, affermarono che la vittima avrebbe subito un trauma cranico nella regione temporale destra dovuto all’impatto con il suolo, visto che l’anziano deambulava con l’aiuto delle stampelle, e gli stessi, non avrebbero escluso che Giuseppe Rappa possa avere avuto una crisi epilettica. Gli imputati hanno sempre respinto ogni accusa, definendo la morte del bidello solo “una disgrazia”.

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