TESORO CIANCIMINO: AVVISI DI GARANZIA PER VIZZINI, CINTOLA, ROMANO E CUFFARO

Carlo Vizzini del PdL, Salvatore Cintola, Saverio Romano e Salvatore Cuffaro dell’Udc, sarebbero inquisiti per concorso in corruzione, aggravata dall’avere favorito l’associazione mafiosa. Sono, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Carlo Vizzini del PdL, Salvatore Cintola, Saverio Romano e Salvatore Cuffaro dell’Udc. I politici saranno chiamati a rispondere nei prossimi giorni davanti ai pm di Palermo che indagano sul cosiddetto “tesoro” di Vito Ciancimino, l’ex sindaco condannato per mafia e morto nel 2002. L’inchiesta è scaturita dalle più recenti dichiarazioni dell’ultimogenito di Ciancimino, Massimo, già condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi di carcere per riciclaggio dei soldi del padre. Ciancimino jr, che si è definito un capro espiatorio, ha parlato di altri personaggi ben più importanti di lui coinvolti nella gestione dei soldi lasciati dal padre, compresi uomini politici. Di loro si occupava, ha riferito, il tributarista Giorgio Lapis, condannato anche lui nel processo per riciclaggio. Secondo quanto raccontato da Massimo Ciancimino tra “gli ingenti quantitativi di denaro” elargiti da Lapis una buona fetta sarebbe finita a Vizzini. Invece, tramite la mediazione di Cintola, ex assessore regionale, altri soldi sarebbero finiti a Saverio Romano e Salvatore Cuffaro: il primo è stato appena eletto al Parlamento europeo, l’altro è l’ex presidente della Regione Siciliana approdato lo scorso anno al Senato. Nel mese di marzo, dopo la pubblicazione di indiscrezioni sul coinvolgimento di Vizzini nell’inchiesta, il senatore aveva replicato con una denuncia per calunnia contro il figlio dell’ex sindaco democristiano di Palermo. “Non conosco il signor Massimo Ciancimino dal quale, dunque, non posso mai avere ricevuto nulla, così come – disse Vizzini – non ho mai avuto rapporto alcuno con suo padre. Ho però dedicato buona parte della mia vita e della mia attività parlamentare prima a demolire il sistema politico-mafioso costruito dal signor Vito Ciancimino e poi a combattere la mafia e tutti i detentori dei patrimoni mafiosi”. L’onorevole Romano parlò di “una vicenda che non ha alcun fondamento e che ciò nonostante è stata diffusa a livello nazionale con la conseguenza immediata di mascariare la mia onorabilità e quella del mio partito, e di offendere la dignità e la sensibilità dei miei affetti familiari”.

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