19 Settembre 2021

Partinico – blitz antimafia: i Fardazza si contendevano il potere con altri 4 gruppi (Video)

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C’è la boss pentita in gonnella Giusy Vitale, altri esponenti della storica famiglia mafiosa di Partinico dei  “fardazza”, un agente di polizia penitenziaria infedele ed anche alcuni insospettabili tra i personaggi finiti questa notte in manette nell’ambito del maxiblitz condotto dai carabinieri del nucleo Investigativo di Monreale e dagli agenti della Direzione investigativa antimafia tra le province di Palermo, Trapani, Latina, Napoli, Roma e Nuoro. L’operazione, denominata ‘Gordio’   è stata effettuata con il supporto di unità cinofile, del nucleo elicotteri e dello squadrone cacciatori di Sicilia. In 63 sono finiti in carcere,   18 sono agli arresti domiciliari e 4 sono stati sottoposti ad obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria per associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, reati in materia di armi, droga, estorsione, corruzione e pure reati contro la pubblica amministrazione. La maxi inchiesta   coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Salvatore De Luca e dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta, Bruno Brucoli e Alfredo Gagliardi ha duramente colpito il mandamento mafioso di Partinico. Coinvolto pure Nicola Lombardo, genero di Leonardo Vitale, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Lombardo era deputato alla risoluzione di controversie tra privati in virtù del “prestigio criminale” che gli derivava dall’ inserimento organico nella famiglia mafiosa di Partinico.     Fedelissimo di Lombardo era Nunzio Cassarà che ha mantenuto i rapporti con un altro esponente di vertice del clan, Francesco Nania, poi arrestato nel febbraio 2018.     Altro personaggio coinvolto è Michele Vitale, figlio del capomafia Vito, detto Fardazza, e nipote di Leonardo Vitale. Il suo clan era capace di coltivare e produrre nella zona di Partinico ingentissime quantità di marijuana e di gestire un vasto traffico di droghe, approvvigionandosi, per la cocaina, dalla ‘ndrina dei Pesce di Rosarno (RC) e da un noto narcotrafficante romano che è stato poi catturato in Spagna dove era latitante. Nelle conversazioni con il narcos romano i mafiosi usavano un linguaggio cifrato legato ad acquisti di vini per non farsi scoprire. Nel corso delle indagini è stato scoperto un sito di stoccaggio in cui era in essicazione una gran quantità di marijuana, e subito dopo, in contrada Milioti, una vasta piantagione di circa 3.300 piante di cannabis indica. Con Giusy Vitale che,  negli anni scorsi aveva offerto un contributo importante per svelare i segreti di Cosa nostra  sono stati arrestati anche la sorella Antonina e il nipote Michele Casarrubia.  Le intercettazioni hanno sorpreso Giusy Vitale a gestire un fiorente traffico di cocaina dalla località segreta dove viveva, d’accordo con i parenti in Sicilia. Secondo gli investigatori, la pentita estromessa alcuni mesi fa dal programma di protezione, comprava gli stupefacenti dai Casamonica, ma anche da alcuni calabresi a Milano. Nel novembre 2018, Casarrubia va a Roma per trattare l’acquisto di un’ingente quantità di cocaina con Consiglio Di Guglielmi, detto Claudio Casamonica, personaggio di vertice dell’omonimo clan romano, successivamente morto per Covid. All’incontro, interamente registrato dagli inquirenti, partecipa tra gli altri anche l’allora collaboratrice di giustizia oggi accusata di aver acquistato cocaina da fornitori calabresi a Milano e Bergamo. Le conversazioni registrate tra la Vitale e il nipote hanno messo in luce il suo ruolo nel traffico di stupefacenti. “E’ assolutamente chiaro come la donna non si sia dissociata dall’ambiente criminale in genere e da Cosa nostra in particolare”, scrive il gip. Tra gli episodi che dimostrano che non avrebbe mai rotto il suo legame col clan c’è una sua conversazione col nipote del dicembre 2018 a Roma. Casarrubia, nell’informare la zia delle dinamiche criminali della cosca di Partinico, le riferisce che, a seguito di un furto di marijuana commesso dal cugino Michele Vitale, questi era stato convocato dai vertici della cosca per rendere conto del suo gesto. La donna, per nulla sorpresa, risponde che l’iniziativa è assolutamente fisiologica perché conforme alle regole di Cosa nostra.   Disarticolate  5 organizzazioni di trafficanti di stupefacenti. Un gruppo era diretto da Michele Vitale,   un altro aveva al vertice Antonina Vitale, sorella della ex pentita Giusy e dei boss Leonardo e Vito, e il figlio Michele Casarrubia. C’erano poi la banda con a capo Nicola Lombardo e Nunzio Cassarà, quella diretta dai fratelli Maurizio e Antonino Primavera e quella capeggiata dai fratelli Gioacchino e Raffaele Guida, Massimo Ferrara e Angelo Cucinella. Le organizzazioni si erano divise la gestione dei fiorenti traffici di droga per la Sicilia occidentale rifornendo stabilmente le piazze di spaccio della provincia di Trapani e di Palermo, dove operavano i referenti del gruppo Guida. In provincia di Palermo il controllo sulle vendite era esercitato dall’organizzazione Casarrubia-Vitale. Gran parte della cocaina arrivava dal basso Lazio tramite i corrieri dei Guida. Altro canale di approvvigionamento era assicurato dalla Campania in accordo con clan camorristici locali i cui interessi venivano rappresentati dai fratelli Visiello, esponenti del clan di Torre Annunziata. L’hashish veniva invece da Palermo.  La necessità di non compromettere i guadagni garantiti dal traffico di stupefacenti su larga scala ha imposto una sorta di pax tra i vari gruppi, tutti legati ai clan mafiosi, per la gestione territoriale dei flussi di droga. Da questa esigenza la definizione di un precario equilibrio caratterizzato da una costante fibrillazione che si è manifestata con numerosi danneggiamenti, spedizioni punitive ed atti incendiari riconducibili all’uno o all’altro gruppo criminale, sempre in procinto di portare lo scontro ad un livello superiore. E’ emersa, scrive il gip, “l’immagine di una vera e assai allarmante balcanizzazione degli scenari criminali che consente di presagire futuribili scenari di nuove e forse imminenti guerre di mafia nella provincia palermitana storicamente nota come tra le più attive nell’ambito criminale del traffico di stupefacenti”. Dall’inchiesta è emerso pure che per anni il boss Francesco Nania sarebbe riuscito a comunicare con l’esterno, nonostante fosse detenuto, grazie all’aiuto del titolare di un’agenzia immobiliare, Giuseppe Tola che gli avrebbe messo a disposizione l’agente della polizia penitenziaria di Palermo Santo Calandrino in servizio nel carcere Pagliarelli. L’agente, a cui è stato contestato il reato di corruzione aggravata, ha favorito il boss rendendo possibili scambi di lettere dal carcere e ha rivelato agli indagati informazioni sull’organizzazione della struttura carceraria per ostacolare le attività di indagine e di intercettazione. In cambio avrebbe ricevuto regalie varie: da cibo a vestiti, dal lavaggio dell’auto all’acquisto di carburante ad un  prezzo inferiore di quello di mercato.

Nel gruppo criminale guidato da Antonina Vitale e dal figlio Michele Casarrubia, sono finiti in manette pure Leonardo Casarrubia, Tiziana Vaccaro, Claudio Bommarito, Roberta La Fata e Vincenzo La Palumbo.

Nel gruppo guidato da Nicola Lombardo e Nunzio Cassarà sono rimasti coinvolti  anche Calogero Sicola, Roberto Lunetto, Ignazio La Fata, Filippo Vitale e Vincenzo Ferreri.

Del gruppo diretto dai fratelli Maurizio e Antonino Primavera sono finiti in manette anche il monteleprino Simone Purpura,  il figlio Federico Daniel, Giuseppe e Biagio Imperiale.

18 le ordinanze di custodia cautelare che coinvolgono invece il gruppo diretto dai fratelli Gioacchino e Raffaele Guida. Con loro sono stati arrestati Massimo Ferrara, Angelo Cucinella, Maria Guida, Salvatore Coppola, Savio Coppola, Margherita Parisi, Roberta Pettinato, Filippo D’Arrigo, Fabio Giacalone, Edardo La Mattina, Marco Marcenò,  Salvatore Primavera, Rosario Stallone, Vincenzo Messina, Gianvito Inghilleri e Riccardo Biagio Sanzone.  

 La Direzione Investigativa Antimafia, nello specifico, ha arrestato quattordici persone, dieci tradotte in carcere e quattro agli arresti domiciliari e,  ne ha sottoposta una all’obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla p.g.,

In manette sono finiti Giuseppe Accardo, Pietro Canori, Vincenzo Cusumano, Marco Antonio Emma, Salvatore Galio, Salvatore Leggio, Mustafà Rachid Madmoune, Maria Rita Santa Maria, Giuseppe Toia, Antonino Tranchida e Michele Vitale, del 92 figlio del boss Vito, catturato nel 98 dopo un lungo periodo di latitanza e condannato all’ergastolo.

L’inchiesta nasce da accertamenti avviati dai carabinieri della Compagnia di Partinico nel novembre del 2017 su Ottavio Lo Cricchio, imprenditore del settore vinicolo, e Michele Vitale, esponente della famiglia mafiosa dei Vitale, storici capi del mandamento mafioso di Partinico; la stessa indagine che,  nel 2020 aveva portato allo scioglimento per mafia del Consiglio comunale di Partinico facendo emergere legami fra i boss ed uomini politici locali.   

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