25 Luglio 2021

Mafia, condannati boss e gregari per estorsioni a Carini e Torretta

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Il gup Lirio Conti ha condannato per associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga 9 tra boss e gregari dei clan mafiosi di Carini e Torretta, accogliendo buona parte delle richieste dei pm della direzione distrettuale antimafia. La pena più severa, 17 anni e 9 mesi, è stata inflitta al presunto capo della cosca di Torretta, Antonino Di Maggio. Vincenzo Passafiume, considerato il suo braccio destro, ha avuto invece 14 anni. A Salvatore Amato sono stati inflitti 10 anni e 3 mesi; 4 anni e 4 mesi a Fabio Daricca, 8 anni a Giuseppe Daricca, 6 ad Antonio Vaccarella, 3 a Salvatore Lo Bianco, 8 ad Alessandro Bono e 3 Giuseppe Patti. Tutti sono stati condannati anche a risarcire il Centro Pio La Torre e Sicindustria che si sono costituiti parte civile nel procedimento giudiziario. Tutti gli  imputati erano finiti in manette nel giugno dello scorso anno nell’ambito di un’operazione antimafia condotta dalla polizia da cui emerse il ruolo di vertice del fornaio di Torretta Antonino Di Maggio. Il boss avrebbe contato sulla fidata collaborazione di  Vincenzo Passafiume, suo autista e fac totum con precedenti per furto, ricettazione, porto d’armi, rapina, estorsione, sequestro di persona, truffa ed associazione mafiosa. Quest’ultimo, insieme a Salvatore Amato avrebbe gestito gli affari della famiglia mafiosa. Le intercettazioni permisero di ricostruire decine di richieste di estorsioni fatte a catene di negozi di abbigliamento e aziende edili che stavano costruendo a Carini, Capaci ed Isola delle Femmine, ma anche di rivelare gli interessi nel traffico di cocaina ed hashish nello stesso territorio. Il nome di Antonino Di Maggio era già venuto fuori tre anni fa nel corso di un’inchiesta che portò in carcere l’insospettabile titolare di un’a genzia di pompe funebri di Carini, Alessandro Bono finito in manette per traffico internazionale di droga con il Sudamerica.  Tre gli assolti nello stesso procedimento giudiziario : Sandro Lo Piccolo che, con il padre Salvatore venne catturato a Giardinello nel novembre del 2008 dopo svariati anni di latitanza e di comando mafioso della zona ovest di Palermo e di gran parte della provincia,  Paolo La Manna e Giuseppe Di Stefano. Lo Piccolo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe sottoposto i fratelli Bucalo ad una lunga serie vessazioni. Il pentito di Villagrazia di Carini Gaspare Pulizzi lo accusava di volere che Bucalo assumessero determinati soggetti nei nuovi negozi di Palermo ed installassero dei maxi schermi pubblicitari nel punto vendita di via La Malfa, ragione per cui Sandro Lo Piccolo avrebbe dato  incarico allo stesso Pulizzi, attraverso Ferdinando Gallina, di effettuare le richieste. Ma le dichiarazioni del collaboratore di giustizia sarebbero apparse prive di riscontri già in fase di indagini. La Manna e Di Stefano, invece, rispondevano dell’incendio di una macchina che si inserisce nella vicenda di una compravendita di un terreno a Carini che interessava alla famiglia mafiosa.

 

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