Abusi sessuali tra Carini e Montelepre: arrivate le condanne per gli imputati

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Si fingeva esorcista e medium, prometteva di far ricongiungere coppie, di curare malattie o di comunicare con i defunti, ma sfruttando lo stato di prostrazione delle vittime, anche molto giovani, avrebbe ottenuto somme di denaro e rapporti sessuali. E accanto ai «riti liberatori» praticati in provincia, in particolare a Carini, sarebbe nata anche un’attività collaterale di sfruttamento della prostituzione, con il contributo di un albergatore di Montelepre e di una ventenne che per gli inquirenti avrebbe avuto il ruolo di individuare giovani ragazze da arruolare. Arrestati nel maggio dello scorso anno nell’ambito di un operazione condotta dai carabinieri della stazione di Montelepre, processati con il rito abbreviato per i tre imputati sono adesso arrivate le condanne. La Sezione del Giudice per le indagini Preliminari del tribunale di Palermo ha inflitto le pene di 12 anni e 4 mesi nei confronti del  carinese Salvatore Randazzo di 63 anni, 4 anni sono stati comminati al monteleprino Giuseppe Sciortino di 72 anni e,  3 anni e 8 mesi sono stati imposti  alla ventunenne carinese Martina Spinnato di Carini. Randazzo, figura centrale dell’indagine,  dall’arresto non ha mai lasciato il carcere, Spinnato si trova ai domiciliari, mentre Sciortino si trova sottoposto a misura cautelare non restrittiva.  Randazzo sosteneva di riuscire a evocare i defunti. Ma era solo un imbroglio col solo scopo di abusare sessualmente e ottenere soldi dalle vittime, cadute nella trappola del sedicente santone. Nella rete del finto mago sono finite donne ma anche ragazzi minorenni, alcuni dei quali sarebbero stati avviati alla prostituzione. Una storia di degrado e abusi sessuali consumata tra Carini e  Montelepre in cui è incappato anche il nipote del fuori legge Salvatore Giuliano, per l’appunto Giuseppe Sciortino. Tutti sono stati condannati e riconosciuti colpevoli a vario titolo delle accusedi violenza sessuale aggravata anche nei confronti di minori di 14 anni, truffa aggravata dalla condizione di minorata difesa delle persone offese, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.  L’inchiesta  partì  da una denuncia per un furto di 220 euro fatta da due donne, madre e figlia, nei confronti di Spinnato e Randazzo; la minorenne in quell’occasione  raccontò ai carabinieri delle molestie subite dall’uomo. Iniziò così una lunga attività di indagine attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali da cui venne fuori che i tre avrebbero ottenuto soldi e prestazioni sessuali attraverso violenza fisica o psichica nei confronti di persone spesso indifese e tutte appartenenti a contesti socio-culturali disagiati. Randazzo spacciandosi per esorcista prometteva alle vittime, attraverso riti magici, di far riunire fidanzati, mariti e mogli, curare malattie, millantando pure di comunicare con i defunti, curare il malocchio e scagliare anatemi. Attraverso questi riti l’uomo incideva sulla capacità di resistenza delle vittime inducendole, in alcuni casi, ad avere rapporti sessuali. Martina Spinnato, secondo gli inquirenti, avrebbe cercato ragazze e ragazzi anche minorenni per farli prostituire, per poi appropriarsi in alcune circostanze di parte dei soldi pagati dai clienti. Giuseppe Sciortino, invece, avrebbe favorito l’attività di prostituzione nel suo hotel che gestiva all’epoca  e, avrebbe abusato sessualmente di una donna ricoverata in una struttura sociosanitaria semiresidenziale.

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