Capaci, morte Santo Alario: dna da ripetere sui resti per il processo d’appello contro Guzzardo

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La prima sezione della Corte d’Assise d’Appello presieduta da Mario Fontana ha disposto nuovi accertamenti sui resti di Santo Alario, il palermitano che insieme a Giovanni Guzzardo, titolare del bar Havana di Capaci, si era allontanato in auto il 7 febbraio 2018 verso Ventimiglia di Sicilia, facendo perdere entrambi le proprie tracce. L’esame del Dna sulle ossa  e gli abiti integri riconducibili ad Alario rinvenuti nelle campagne di Caccamo verrà ripetuto il prossimo 13 ottobre per rendere partecipi anche i legali e i periti di Guzzardo. Nel primo confronto eseguito dai Ris tra il dna rilevato nelle ossa rinvenute con quello della madre di Alario, era emersa una compatibilità “788 mila volte più probabile”, ma l’esame è stato fatto in assenza della difesa dell’imputato. Attualmente è in corso il processo d’appello che vede alla sbarra Giovanni Guzzardo, accusato di avere ucciso ed occultato il cadavere di Santo Alario. In primo grado il gup di Termini Imerese lo ha assolto. Santo Alario e Giovanni Guzzardo si erano allontanati insieme dal bar Havana di Capaci il 7 febbraio 2018 a bordo della panda verde dell’imputato. La vittima aveva mandato anche alcuni video alla compagna in cui spiegava che si trovava a Ventimiglia di Sicilia. I due uomini, però, non fecero rientro a casa. Qualche mese dopo, a maggio, Guzzardo venne ritrovato in un casolare nelle campagne di Caccamo e venne arrestato per l’omicidio di Santo Alario. L’imputato ha sempre negato di aver ammazzato Alario e il giudice di primo grado, pur avendo stabilito “al di là di ogni ragionevole dubbio” che la vittima fosse stata uccisa, non aveva però riscontrato gli elementi per condannare Guzzardo. La Procura di Palermo ha comunque richiesto l’appello e,  nel frattempo sono state ritrovate le ossa e gli abiti integri riconducibili a Santo Alario.

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