Carini, figlia scrive lettera al padre che ha sconfitto il coronavirus

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Per mesi il suo nome è rimasto anonimo sulle cronache della stampa, anche se a Carini sapevano tutti di chi si trattasse e per settimane la gente ha pregato, anche durante le messe celebrate in diretta Facebook dall’Arciprete don Giacomo Sgroi, durante il lockdown, affinché riuscisse a sconfiggere il coronavirus.

Vincenzo Troia, dipendente comunale di Carini, ha avuto la sfortuna di contrarre il covid-19 a Villa Maria Eleonora Hospital di Palermo, dove aveva subito un delicato intervento cardiochirurgico.

Dimesso dalla struttura palermitana, ha ben presto manifestato i sintomi del coronavirus che lo hanno costretto ad un ennesimo ricovero, ma stavolta al Covid Hospital di Partinico dove è stato intubato e rimasto ricoverato per oltre un mese e mezzo, lottando tra la vita e la morte.

Vincenzo Troia ha sconfitto il Covid-19, è stato tra gli ultimi pazienti dimessi dal centro dedicato alla cura del coronavirus, potendo ritornare a casa tra gli affetti della sua famiglia. Da qui la lettera aperta ed accorata della figlia 23enne Rachele che ha voluto diffondere la propria testimonianza in base all’esperienza vissuta con il maledetto nemico invisibile che gli stava portando via suo padre.

“Mi sono svegliata da questo terribile incubo, che sembrava proprio non voler finire. Mio padre ha vinto – scrive Rachele – ha sconfitto questo nemico per mesi ha tolto ad ognuno di noi la gioia di vivere. Io e la mia famiglia nel corso della nostra vita abbiamo affrontato dure prove, una battaglia dopo l’altra, più di quante ne potessimo sopportare, ma uniti siamo riusciti sempre a rialzarci, farci forza e andare avanti ugualmente. Questa prova terrificante e surreale ci ha frantumati in mille pezzi, ci ha fatto toccare davvero la morte con mano e sarà difficile per tutti noi dimenticare questo brutto momento. Sarà impossibile obliare tutta questa sofferenza, il dolore, la rabbia, la paura, gli attacchi di panico, i pianti infiniti, l’insonnia, l’ansia, pensare subito al peggio al solo squillo del telefono, le comunicazioni dei medici che all’inizio ci lasciavano appesi ad un filo, le complicazioni e le condizioni critiche di mio padre, non poterlo sentire e vedere, la sofferenza che ha vissuto sulla sua pelle e che ha visto all’interno di quelle mura, saperlo in coma, intubato ed attaccato ad un respiratore per giorni e non poter stare lì a stringergli la mano, lo stare costantemente aggrappati alla speranza, affidarci totalmente nelle mani di Dio e nelle mani dei medici che hanno fatto tutto il possibile per salvare la vita a mio padre. Nominato uno dei casi più gravi in Italia che ce l’ha fatta! Come si fa a seppellire tutto questo? Questo periodo ha lasciato un segno indelebile a tutti, all’intera umanità. Ci auguriamo che il tempo possa darci la forza per poterci lasciare tutto questo alle spalle. Finalmente sto rivedendo mio padre dopo ben due mesi, per noi un’eternità. Ma ce l’abbiamo fatta! Mio padre ha vinto! Ha sconfitto questa brutta bestia. Ha lottato con tutte le sue forze, con tutto se stesso per non abbandonarci. Grazie a Dio, io e le mie sorelle abbiamo riavuto nostro padre e, mia madre, l’amore della sua vita. Io ho riavuto la mia famiglia. Purtroppo ci sono state migliaia di persone che non si son viste il proprio caro ritornare a casa, non l’hanno potuto salutare, abbracciare, donargli un funerale che sicuro meritava. Ciò poteva accadere anche a noi. E credetemi, non c’è felicità più vera e più grande che avere ancora accanto le persone che più ami. Se non ci si passa in prima persona, credo che la cosa potrebbe essere inimmaginabile a chiunque…lo era perfino per me. Sembrava tutto così lontano e inverosimile, succedeva agli altri, si era tristi per le tante vittime colpite da questo virus che ogni giorno il tg ci comunicava, ma realmente non si capiva pienamente la situazione, finché il COVID-19 è arrivato a colpire una delle persone più importanti della mia vita e ho sperimentato con mano cosa significa. Ho provato tanta tristezza in questo doloroso momento scoprire l’incoscienza, l’ignoranza e l’insensibilità che c’è in tante persone, i pensieri malevoli in una circostanza del genere, senza capire la gravità che c’è dietro questo maledetto virus e vi garantisco personalmente che non è una ‘semplice influenza’ come tanto si è detto, discusso e sottovalutato fin dall’inizio da quasi tutto il mondo. Persone che in questa nostra condizione hanno visto solo il male e la loro di paura, senza sapere concretamente i fatti, di come realmente sia andata, discriminandoci, senza sapere le accortezze che fin dall’inizio della quarantena abbiamo rispettato in un modo impeccabile, anche per le nostre già pregresse patologie e il forte rischio a cui potevamo andare incontro ragionando come molte persone, festeggiando compleanni, festività pasquali e le varie ricorrenze divisi l’uno dall’altro, in case diverse. Mio padre sfortunatamente per motivi di salute si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, per uscirne peggio da lì, non mi darò mai pace per questo. Solo lui sa cosa ha provato realmente sulla propria pelle. Mi auguro che la mia esperienza possa far riflettere, possa fare ragionare a fondo tante persone e far recepire quanto la vita di un essere umano, che sia la vostra, quella di una persona che si ama tanto o del nostro peggior nemico, sia veramente preziosa e che la propria tutela e quella altrui è alla base di tutto. Conte per la felicità di molti italiani, ha dato il libera tutti, ci ha fatto riprendere la nostra vita in mano, ma ciò non significa che è finito tutto, il virus è e sarà sempre in circolo, adesso bisogna solo agire con intelligenza e non con menefreghismo, dicendo “tanto a me non capita!”. Non mi vergogno a dire che ho timore ad uscire da casa e a rapportarmi con altre persone, mi viene veramente difficile farlo dopo ciò che ho vissuto e spero di avere tutta la comprensibilità. Essere prudenti non sarà la fine del mondo, ma viceversa, SI! Ringrazio infinitamente chi è stato tutti i giorni accanto a mio padre ed anche a mia madre che ha dovuto attraversare questo incubo da sola, a casa per settimane, lontana da noi. Siete stati accanto a tutti noi, con il cuore, con il pensiero, con la preghiera e purtroppo per cause maggiori solo virtualmente con chiamate, videochiamate e messaggi, per trasmettere la propria vicinanza e il vostro affetto nei confronti di mio padre e nei nostri. Siete stati in tantissimi, sapere che mio padre ha così tante persone che gli vogliono bene, ci ha rincuorato moltissimo. Ma il mio ringraziamento va in particolare a tutta l’equipe del Covid Hospital di Partinico, il direttore generale, i primari, i medici, gli infermieri e gli assistenti ospedalieri per la loro professionalità ma principalmente per la loro umanità, per le cure e il sostegno che non hanno smesso di dare a mio padre fin dal primo istante, tutto ciò che avete fatto è impagabile”.

Rachele Troia ha parlato con suo padre che, vuole raccontare la sua esperienza e far conoscere a tutti i momenti che ha vissuto , nella speranza che serva a tutti i Carinesi.

“Mio padre , tutta la mia famiglia vuole dare un segno importante, lanciare una raccolta fondi per gli aiutare gli ospedali , per raccogliere fondi a sostegno delle strutture sanitarie regionali e di chi vi lavora in determinate situazioni. Magari poter riuscire a donare un ventilatore polmonare che possa salvare delle vite. Ho contattato un’associzione locale che durante questi mesi e’ stata vicina ai cittadini per poter realizzare questo sogno. L’associazione – conclude Rachele Troia – senza esitare ha confermato la propria disponibilita’ ad affrontare questa sfida nel segno del nostro eroe e dare un segno forte di speranza verso la comunita’”.

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