Operazione Baronessa di Carini, le intercettazioni sull’uso del “trenbolone”

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Esaltano  le potenzialità del trenbolone acetato, in una intercettazione, il cinisaro Francesco Di Rosalia e il partinicese Gaspare Aiello, finiti in manette nell’ambito dell’inchiesta antidoping Baronessa di Carini condotta dai Nas dei Carabinieri, insieme a Filippo Masucci e Cesare Monte.  In una conversazione tra i due, come scrive il giornale di Sicilia,  captata dagli investigatori il 26 aprile del 2018,  emergono i gravi effetti collaterali delle sostanze dopanti, gli ingenti ricavi del business ed anche il fatto che i due volessero accantonare Masucci per rifornirsi altrove.  L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri, vede inoltre indagate altre 16 persone, tra cui un poliziotto, un infermiere ed un impiegato di banca, nonché numerosi atleti. All’apice dell’organizzazione, secondo gli investigatori ci sarebbe stato il titolare della palestra Free Time di Partinico Gaspare Aiello il quale avrebbe riferito al body builder Francesco Di Rosalia, che il trenbolone gli avrebbe procurato tachicardia e che in risposta, il cinisaro, gli avrebbe detto che la sostanza assunta era da equiparare ad una bomba. Entrambi avrebbero conversato spesso anche sui benefici economici ricavati dai fornitori per la rivendita delle sostanze dopanti e degli sconti di cui avrebbero usufruiti, procacciando per loro i clienti.

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