Dom. Apr 5th, 2020

Operazione antidoping, tra gli indagati altri partinicesi e un carinese

In totale sono 20 le persone coinvolte nell’operazione Baronessa di Carini, condotta dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazione e coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri e che ieri ha portato all’arresto di Gaspare Aiello, 32 anni, di Partinico, Francesco Di Rosalia, di 34, di Cinisi, Filippo Masucci, di 50 anni e Cesare Monte  di 28 anni, originario di Alcamo ma residente a Partinico. Tutti sono stati sottoposti ai domiciliari. Tra gli indagati a piede libero, molti dei quali atleti che, secondo l’accusa,  avrebbero assunto sostanze dopanti,  figurano  i partinicesi: Salvatore D’Angelo, di 29 anni, Ignazio Gnocchi, di 52 anni e Francesco Aiello di 30 anni e,  il poliziotto Giovanni Randazzo di 35anni residente a Carini. Come scrive oggi il Giornale di Sicilia,  il partinicese Gaspare Aiello, aveva trasformato gli spogliatoi della sua palestra Free Time in una sorta di ambulatorio dove i giovani body-builder si sarebbero somministrati a vicenda le sostanze dopanti, attraverso iniezioni intramuscolo o sottocutanee. Secondo l’accusa, al fine di alterare le prestazioni agonistiche, Ignazio Gnocchi,  avrebbe assunto anfetamina e testosterone, come risultato poi alle analisi antidoping, per vincere la gara ciclistica «Baronessa di Carini» nel maggio 2016. Francesco Aiello avrebbe vinto il 10 giugno del 2018 i campionati siciliani di body building, categoria «medi 80», grazie agli anabolizzanti assunti intramuscolo.  Giovanni Randazzo invece sarebbe arrivato terzo alla Panatta Cup del giugno 2018, dopo avere assunto dell’«Holetestin», uno steroide anabolizzante che gli avrebbe ceduto il proprietario della palestra di Cinisi, Francesco Di Rosalia. Sempre quest’ultimo avrebbe venduto sostanze dopanti ad un cugino rimasto non individuato di un altro indagato.   Filippo Masucci, il proprietario del negozio di integratori a Palermo in via Zappalà, assieme alla moglie Angela Trapani, è accusato di avere procurato a Luca Sossai, sostanze proibite «da assumere in vista di una gara». Tra i consumatori di anabolizzanti ci sono pure due donne, Claudia Coco, che si stava preparando per una gara a Rimini nel maggio 2018 e Manuela Fava che avrebbe assunto dopanti per guadagnarsi il titolo, poi ottenuto, di campionessa regionale “bikini fitness over 35”» disputatisi a Catania il 10 giugno del 2018. Il culturista Salvatore Mangano avrebbe assunto anabolizzanti, tra cui il trembolone che gli avrebbero fornito la coppia Filippo Masucci e Angela Trapani, per partecipare alla “Rimini Classic IFBB” del 2018, in cui si classificò terzo e, ai campionati siciliani “BB Master” disputati a Catania nello stesso anno, in cui ottenne il titolo di campione regionale “BB master”». L’inchiesta ha avuto inizio con i controlli eseguiti  dagli ispettori investigativi antidoping del Nas su   Ignazio Gnocchi,   alla gara ciclistica «Granfondo MTB – Baronessa di Carini», disputata   il 29 maggio 2016 e che vinse.  Quando è emersa la positività all’antidoping, gli investigatori gli sequestrarono il cellulare e «dai tabulati venne fuori la fitta rete di contatti dell’atleta con Cesare Monte e  Gaspare Aiello, con il quale collabora all’interno della palestra “Free time” di Partinico. Grazie alle intercettazioni, procura e carabinieri sono riusciti a risalire alla filiera, dai trafficanti di anabolizzanti, fino ai consumatori finali.  Le sostanze dopanti venivano venduti al dettaglio o spediti nascosti all’interno di plichi veicolati da corrieri con un volume d’affari pari ai circa 300 mila euro all’anno.

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