Dom. Mar 29th, 2020

Balestrate, il progetto omicida del boss Alfonso Scalici


Nelle intercettazioni parlava di gambizzazione, omicidio e rogo del corpo. Tra queste modalità  Alfonso Scalici, boss di Balestrate, arrestato dai Carabinieri del Gruppo Monreale, avrebbe dovuto scegliere per compiere l’agguato nei confronti del giovane mazarese Michele Giacalone,  a cui aveva venduto una partita di cocaina da un kg, dal costo di 45mila euro mai pagati. Le indagini hanno svelato che il progetto punitivo era già in fase avanzata. Scalici aveva addirittura già chiesto l’autorizzazione ad alcuni boss mafiosi della provincia di Trapani, proprio perchè l’omicidio doveva compiersi a Mazara del Vallo. “… Faccio passare un po’ di tempo e mi vado a levare questa spina dal dito … lo devo andare ad ammazzare …  – diceva – Ultimamente con mio compare e un altro picciotto abbiamo pensato ce l’andiamo a prendere ce lo mettiamo nel furgone ce ne andiamo verso Gallitello… .. ci buttiamo un bidone di benzina gli diamo fuoco … e prima che fanno il riconoscimento… guanti di paraffina… cose… non c’è ne sono più!. Ma questo vero è venuto da me e mi ha fottuto un chilo di coca?“. E’ questa l’intercettazione telefonica in cui Alfonso Scalici parla con Riccardo Di Girolamo, un pregiudicato di Mazara del Vallo ai domiciliari a Marsala. Una comunicazione, secondo gli uomini della Dda di Palermo che ha una doppia valenza: “richiedere al proprio interlocutore di promuovere un intervento da parte di terzi” per convincere Giacalone a pagare e chiedere, “consapevole delle regole che vigono in Cosa Nostra, implicitamente, un nulla osta a procedere in territorio altrui all’eventuale omicidio”. “Se tu la vuoi fare …noi dobbiamo acchiappare al ragazzino e gli spariamo alle gambe e basta. … basta che mi dai un ferro a me ed un ragazzo che mi guida una moto e gli tiriamo di sopra …per me ci possiamo andare!!! … Se tu vuoi io ci vado a parlare di nuovo ma secondo me è tempo perso … gli spariamo alle gambe e ce ne liberiamo! L’unica è questa“. Queste sono invece le parole di Salvatore Montagna, uno dei due uomini che Alfonso Scalici,   coinvolge nel suo proposito di vendetta nei confronti di Michele Giacalone.  Come scrive oggi il Giornale di Sicilia la vittima era terrorizzata. In una intercettazione dello scorso 2 ottobre, Michele Giacalone implora pietà, si dice disponibile non solo a versare la somma dovuta, ma persino a pagare «50 euro in più» per il disturbo e la benzina, per l’ennesimo viaggio che Scalici avrebbe fatto a vuoto. Per gli inquirenti Alfonso Scalici è un boss di spicco della famiglia mafiosa di Balestrate che fa parte del mandamento di Partinico ed è soprattutto una figura di collegamento fra il mandamento mafioso di Partinico e quelli trapanesi. Dalle indagini emergono i rapporti tra Scalici ed esponenti della mafia palermitana.  A Scalici è stata inoltre riconosciuta una leadership criminale sul territorio ed era pianificatore ed esecutore di azioni mafiose, come estorsioni, traffico di stupefacenti ed altri reati.  

 

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