Terrasini, omicidio Tocco: assolto in appello il boss Gregoli

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Il collaboratore di giustizia di Carini Antonino Pipitone (nella foto) non è attendibile e la corte d’appello annulla la condanna in primo grado per Salvatore Gregoli, il mafioso palermitano finito sotto processo per la sparizione da Terrasini Giampiero Tocco, vittima della classica “lupara bianca”. Così, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, si sono espressi i giudici di secondo grado che hanno quindi azzerato i 30 anni di carcere che erano stati inflitti a Gregoli. Di conseguenza annullati anche i risarcimenti milionari che erano stati determinati sempre nella sentenza di primo grado in favore dei familiari che si sono costituiti parte civile, tra cui la moglie e la figlia di Tocco. Quest’ultima oltretutto era stata la testimone oculare del rapimento del padre. La vittima infatti fu fermata da dei finti poliziotti, una sera dell’ottobre del 2006, mentre era in auto con la figlia che all’epoca aveva appena 6 anni. La piccola fu fatta scendere dal mezzo mentre il padre fu portato via. Ebbe la forza di chiamare al telefono la mamma e di raccontarle tutto. Giorni dopo i poliziotti le parlarono e la bimba fece alcuni disegni attraverso cui ricostruì le drammatiche fasi del sequestro e gli inquirenti sono riusciti a risalire ai responsabili. L’accusa in aula è stata sostenuta dal pm della Dda Roberto Tartaglia. Tocco fu portato via, torturato e ucciso col metodo della lupara bianca. Per l’omicidio sono stati condannati all’ergastolo i boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo e Damiano Mazzola, considerati i mandanti dell’agguato. I giudici hanno accolto le tesi degli avvocati Giovanni Rizzuti e Calogero Vella, che assistono Gregoli, e che hanno puntato sull’inattendibilità proprio del collaboratore di giustizia Pipitone, dimostrando come questi, pur avendo ammesso nelle sue prime dichiarazioni di conoscere l’imputato, lo avesse accusato di aver partecipato al sequestro e all’omicidio di Tocco solo in un secondo momento. In particolare –questo ha sostenuto la difesa – il pentito sarebbe stato a conoscenza delle dichiarazioni di altri collaboratori, come Gaspare Pulizzi e Francesco Briguglio, e ad esse avrebbe cercato di uniformarsi. Ma gli avvocati hanno messo in risalto anche un altro elemento. Sulla macchina di Tocco, che venne bloccata in via Papa Giovanni XXIII a Terrasini, c’era una microspia che aveva registrato il dialogo tra il finto poliziotto e la vittima. È stata dunque eseguita in appello una perizia fonica per confrontare la voce con quella di Gregoli. Anche se non è stato possibile stabilire nulla di certo, gli avvocati hanno comunque rimarcato che se l’imputato fosse stato colpevole non avrebbe insistito tanto per fare un accertamento di questa natura. Infine, la posizione di Gregoli, già chiamato in causa dagli stessi Pulizzi e Briguglio, era stata in passato archiviata per ben due volte.

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