Tangenti eolico, gli assessori regionali Pierobon e Cordaro, parlano dell’incontro con un indagato

Sono tanti i politici che, saranno ascoltati nei prossimi giorni dalla Dia, quali “persone informate suo fatti”, inerenti l’inchiesta sugli affari del re dell’eolico, l’alcamese Vito Nicastri, ieri tornato in carcere. Gli investigatori dovranno far luce sulla gestione delle pratiche all’assessorato regionale all’Energia. Secondo l’accusa, infatti, un dirigente e un impiegato, Alberto Tinnirello e Giacomo Causarano, avrebbero pagato mazzette affinché le autorizzazioni per nuovi impianti eolici non avessero intoppi. Sotto la lente di ingrandimento, contatti con il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, gli assessori al Territorio Toto Cordaro e all’Energia Alberto Pierobon. Si parla pure di Alberto Dell’Utri, fratello di Marcello, l’ex senatore che sta scontando una condanna per mafia, e dell’ex ministro Calogero Mannino. “ Il signor Arata – dice l’assessore regionale Alberto Pierobon – che si è presentato come responsabile nazionale dell’ambiente del centrodestra e come rappresentate di alcune aziende, è venuto a lamentare che una sua società aveva delle autorizzazioni bloccate da quasi due anni, dicendo che era vittima di un’ingiustizia e che era pronto a rinunciare a ingenti investimenti in Sicilia attaccando la Regione anche sulla stampa per la burocrazia lumaca. Ne aveva parlato anche coi suoi avvocati. Ho ascoltato le sue argomentazioni – prosegue Pierobon – ha continuato a contattarmi ma non ho fatto nulla di particolare se non garantire il buon andamento dell’amministrazione: ho chiamato l’assessore Cordaro per dirgli di verificare quanto mi era stato riferito, per capire se il problema era reale e se era tutto in regola. Non ho mai avuto alcun favore da questo signore, non ho mai garantito alcuna utilità, non sono mai stato a pranzo, mai frequentato, neanche per un caffè. Tra l’altro non avrei neanche il potere di farlo, le procedure sono in capo ad uffici di un altro assessorato”. L’assessore regionale all’Energia e servizi di pubblica utilità aggiunge che: “i settori dei rifiuti, dell’energia, depurazione, sono ad altissimo impatto economico e hanno un elevato rischio di attirare l’interesse della criminalità organizzata. Quindi bisogna alzare sempre di più le misure di trasparenza e di sicurezza per evitare infiltrazioni. Da quando mi sono insediato ho fatto davvero ogni sforzo per garantire tutto questo, lavorando 16 ore al giorno e confrontandomi con tutte le istituzioni. Quello che è accaduto è anche un campanello di allarme per i rischi che corrono questi settori. Io ho agito a un primo livello di verifica politica e amministrativa, chiedendo all’assessorato al Territorio di controllare. Poi oltre un certo livello ci deve pensare la magistratura che ha strumenti che noi non abbiamo e per fortuna lavora bene. Noi non possiamo che investire sulla trasparenza e sull’applicazione di procedure di legalità – conclude Pierobon – come abbiamo sempre fatto, nell’interesse di tutti”. L’assessore al territorio ed ambiente Totò Cordaro, dal canto suo, ricorda di avere incontrato una volta Arata e che fosse stato Pierobon ad accennargli di questa persona per motivi di ufficio , ma non che a mandarlo fosse stato Calogero Mannino. “Arata – ha dichiarato Cordaro a Live Sicilia – mi ha sottoposto la questione riguardante due progetti che si trovavano in una fase di esame Via-Vas di cui, era convinto della non assoggettabilità. L’ho ascoltato, l’ho salutato, poi ho chiesto agli uffici se le cose stessero davvero così. Secondo gli uffici invece quei progetti dovevano essere sottoposti a quell’esame. E così è stato. Ricordo – continua Cordaro – che Arata si era presentato come il responsabile nazionale del centrodestra per l’ambiente. Mi parve strano, in effetti, perché solitamente i responsabili dei singoli settori li trovi all’interno dei partiti, non delle coalizioni”. Dopo quell’incontro, dice Cordaro “probabilmente Arata ha provato a rincontrarmi, ma io non lo vidi più. Gli uffici avevano deciso in maniera opposta a quanto lui pensava, e per me bastava la parola degli uffici che hanno valutato la questione dal punto di vista tecnico. I progetti in questione, per quanto ho potuto ricostruire, erano quelli relativi a due impianti: uno a Calatafimi-Segesta e un altro a Francofonte. Ovviamente – conclude Cordaro – sono a disposizione della Procura per qualsiasi chiarimento”. Intanto, il deputato alcamese del Movimento 5 stelle alla Camera, Antonio Lombardo, commentando, l’arresto di Vito Nicastri, l’imprenditore alcamese finito in carcere nell’ambito di un’inchiesta per corruzione che ha coinvolto, tra gli altri, il sottosegretario leghista Armando Siri, dice che “fa male vedere il nome di Alcamo alla ribalta nazionale per una vicenda tutt’altro che edificante. Questi fatti, se accertati, dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, che la corruzione nel nostro Paese è più viva che mai e che gli sforzi che il governo sta facendo per contrastarla, con lo spazzaroccotti, sono più che opportuni e doverosi. Se i fatti rispondessero al vero – conclude il deputato – ci troveremmo di fronte ad uno dei tanti fatti corruttivi che frenano la crescita sana dell’economia siciliana. Quanto a Siri, come ha detto Di Maio, siamo di fronte ad una questione morale, per cui sarebbe bene che facesse un passo indietro”.

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