Dom. Mag 31st, 2020

Il sequestro dell’impero dei Rappa, la procura scopre nuove prove

I documenti sono stati scovati gli uomini della Direzione investigativa durante una perquisizione. Lettere manoscritte che potrebbero complicare la situazione patrimoniale della famiglia Rappa. Perché, secondo l’accusa, i documenti confermerebbero che anche gli eredi di Vincenzo Rappa erano a conoscenza delle strategie del nonno. Anzi, uno di loro avrebbe avuto un ruolo attivo nelle dinamiche patrimoniali.

Nel corso del dibattimento davanti alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale – ai Rappa sono stati sequestrati beni per 800 milioni di euro – il pubblico ministero Dario Scaletta ha depositato i documenti rinvenuti nella sede della Simsider, una delle società sequestrate. Dal contenuto di alcune lettere emergerebbe il merito che Vincenzo Rappa senior avrebbe riconosciuto al nipote Vincenzo Corrado per la disponibilità e l’aiuto ricevuto negli affari. E gli avrebbe pure regalato una somma di denaro che si aggirerebbe sui tre milioni di euro.

Vincenzo Corrado Rappa ha replicato in aula depositando anche lui, contestualmente, una lettera in cui il nonno lo accusava, in sostanza, di avere scelto una strada imprenditoriale diversa. E non solo, il nipote ha anche fatto dichiarazioni spontanee per ribadire la correttezza de suo operato e rimarcare che le sue fortune imprenditoriali sono frutto esclusivo del suo sudore e della sua fatica. Nulla c’entra il nonno, con il quale i rapporti erano conflittuali. Vincenzo Corrado ha spiegato che quando, nel 2006, un istituto di credito presentò l’istanza di fallimento ai danni del nonno decise di comprare i crediti bancari. Quando capì che non sarebbe più entrato in possesso del denaro mise i crediti all’incasso. Da qui lo scontro con il nonno.

I documenti depositati oggi si aggiungono ad un testamento rintracciato nei mesi scorsi.Nel 2008 Filippo Rappa, che aveva ereditato i beni dal padre Vincenzo (arrestato e condannato), li girava “ai mie figli Barbara, Vincenzo, Gabriele, Giulia, in parti uguali”.

Il sequestro riguarda il capostipite ormai deceduto, ma ha colpito, a cascata, gli eredi: Filippo Rappa (figlio di Vincenzo), e i nipoti Sergio, Vincenzo, Vincenzo Corrado e Gabriele.Sotto sequestro sono finiti ville, edifici, terreni, l’emittente televisiva Trm, la concessionaria di pubblicità Pubblimed, le concessionarie di auto “New sport car”, con sede a Isola delle Femmine e Catania, che commercializzano marchi di lusso come Bmw, Mini e Jaguar. Tutte le aziende continuano a lavorare regolarmente in amministrazione giudiziaria. Nel caso della concessionaria, le case madri dei prestigiosi marchi di automobili hanno mantenuto inalterati i contratti.

Rappa senior era stato condannato, con sentenza definitiva, a quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Era la tipica figura dell’imprenditore in affari con Cosa nostra. O meglio, come sostenne l’accusa passata al vaglio di tre gradi di giudizio, da imprenditori edile costretto a pagare il pizzo a punto di rifermento per potenti famiglie mafiose come quelle della Noce (in particolare con il capomafia Raffaele Ganci), di Resuttana e dell’Acquasanta

Come previsto dalla legge sulle misure di prevenzione gli investigatori, dopo la condanna, hanno esteso le indagini agli eredi, chiudendole al limite della scadenza temporale. E così si è arrivati al sequestro del marzo scorso e al processo in corso davanti al Tribunale composto dal presodente Silvana Saguto e dai giudici Fabio Licata e Lorenzo Chiaramonte. In aula, un agguerrito pool di avvocati – Alberto Alessandri, Simone Lonati, Guglielmo Stagno D’Alcontres, Giovanni Di Benedetto, Giuseppe Oddo, Raffaele Bonsignore, Mauro Torti, Valentina Castellucci e Franco Marasà – pronto a dare battaglia.

In serata è arrivata una nota dei difensori di Corrado Vincenzo Rappa che pubblichiamo integralmente: “Durante l’udienza fissata nel procedimento di prevenzione nei confronti di Vincenzo Rappa senior, il Pubblico ministero ha depositato documentazione relativa ai rapporti tra il Gruppo Rappa e Finmed. La difesa ha prestato il proprio consenso alla produzione in quanto la stessa, letta congiuntamente ad altri documenti che saranno depositati nel corso della prossima udienza, prova l’autonomia di Finmed rispetto alle società riferibili a Vincenzo Rappa senior. Tra i documenti prodotti, vi è una bozza di lettera, a firma di Vincenzo Rappa senior, indirizzata al nipote Vincenzo Corrado Rappa. Tale bozza contiene desiderata che non hanno mai trovato alcun riscontro e fondamento nei fatti realmente accaduti, come peraltro ampiamente illustrato da Vincenzo Corrado Rappa con dichiarazioni spontanee rese nell’udienza odierna e attraverso i documenti dal medesimo prodotti. Al contrario, i contratti effettivamente sottoscritti tra le parti dimostrano una netta demarcazione degli interessi perseguiti dal gruppo Rappa rispetto a quelli di Finmed. A riprova di quanto affermato, si evidenzia che Finmed, a causa dei gravi inadempimenti contrattuali delle società del Gruppo Rappa, decise di esercitare i crediti vantati nei confronti di queste ultime tramite esecuzioni immobiliari. L’acquisto dei crediti vantati dalla Sicilcassa da parte di Finmed, operazione monitorata da Banca d’Italia, è stato effettuato mediante finanziamenti bancari e adeguati mezzi propri di Vincenzo Corrado Rappa, derivanti dagli alti redditi regolarmente dichiarati. Alla fine della sua dichiarazione spontanea Vincenzo Corrado Rappa ha così concluso: “Sperando di aver dato un contributo chiarificatore, auspico, per tali ragioni, di poter ritornare al più presto alla guida delle mie aziende, per le quali ho sacrificato tutta la mia vita e per le quali temo che, in conseguenza di un ingiusto sequestro, possano, in mancanza di una mia gestione”.

fonte: Livesicilia

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