FIGLIA VITTIMA DI MAFIA DI PARTINICO CRITICA LIBRO DEL PENTITO GIUSY VITALE

Legge su Facebook che la pentita di mafia Giusy Vitale ha pubblicato un libro di memorie e sfoga la sua indignazione  in un’intervista a Libera Mente (www.partinico.info <http://www.partinico.info/> ), il blog antimafia di Walter Molino e Angelo Vitale. Kathuscia Intravaia, 36 anni, di Partinico, ne aveva solo 15 quando suo padre Giuseppe fu ammazzato da Michele Seidita, killer della cosca Vitale a sua volta pentito. “La mattina del 10 settembre del 1988 mio padre uscì di casa e non torno mai più. Il suo corpo fu ritrovato carbonizzato dentro la sua auto, dieci giorni dopo l’omicidio”, ricorda Kathuscia nell’intervista rilasciata al blog. Quello di Giuseppe Intravaia fu un omicidio a lungo insoluto: l’uomo era un dipendente dell’Enel, incensurato ed estraneo ad ambienti criminali. Solo nel 2003 Michele Seidita, iniziando a collaborare con la giustizia, confessò il delitto e il mandante, il capomafia di Giardinello Salvatore Prainito, ma non fu in grado di fornire il movente. L’omicidio, per il pentito, fu il suo battesimo del fuoco per entrare in Cosa nostra.

“Dopo la morte di mio padre per la nostra famiglia si è aperta una ferita pari al cratere di un vulcano. Continuamente alimentato dalla indifferenza della gente, dei nostri concittadini, e delle istituzioni”, ha detto Kathuscia Intravaia. “Da vent’anni vivo con animo inquieto e infelice. Quando ho letto che una come Giusy Vitale pubblica un libro mi sono chiesta se è giusto che i boss pentiti debbano essere trattati da vip, godere di tale risalto mediatico mentre le vittime dei loro delitti soffrono in silenzio”.

Nel 2007 Kathuscia e la madre furono le uniche a costituirsi Parte civile nei processi contro Michele Seidita, condannato a vent’anni per cinque omicidi, la pena massima prevista per i collaboratori di giustizia. Due giorni fa il pentito ha ottenuto però un ulteriore sconto di pena di 4 anni e otto mesi. “So che un giorno lui uscirà e potrei incontrarlo per strada. So che non avrebbe il coraggio di guardarmi negli occhi, come è già successo in Tribunale”.

I giudici hanno decretato un anno fa un risarcimento per la famiglia di Kathuscia, “ma ancora non abbiamo ricevuto niente. Io sono al momento disoccupata e con mia madre tiriamo a campare grazie alla pensione di reversibilità di papà”.

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