AOOR Villa Sofia Cervello, al via progetto di Terapia genica per il trattamento di talassemie ed emoglobinopatie
Prende avvio un importante progetto dedicato alla terapia genica per il trattamento delle emoglobinopatie e delle talassemie, patologie ereditarie che interessano migliaia di persone e che, fin dalla nascita, impongono frequenti trasfusioni di sangue per garantire livelli adeguati di emoglobina.
L’iniziativa, presentata oggi dalla direzione strategica alla presenza dell’Assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, del Sindaco Roberto Lagalla, del Rettore Massimiliano Midiri, del direttore generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, rappresenta un significativo passo avanti nella medicina di precisione e punta a offrire ai pazienti una concreta possibilità di guarigione, superando la dipendenza dalle trasfusioni periodiche e consentendo il raggiungimento di una stabilità emoglobinica duratura. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, la Fondazione Franco e Piera Cutino, presieduta dall’ematologo Aurelio Maggio, le associazioni dei pazienti talassemici.
La terapia genica agisce direttamente sulla causa della malattia attraverso la sostituzione del gene difettoso con una copia sana e funzionante. Un approccio innovativo che apre nuove prospettive terapeutiche e che può modificare radicalmente la qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da queste patologie. I benefici attesi non riguardano esclusivamente l’aspetto clinico. La possibilità di liberarsi dalle continue trasfusioni e dai trattamenti correlati permetterà ai pazienti, a partire dai 12 anni di età, di intraprendere un percorso verso una maggiore autonomia e una vita più vicina alla normalità, con effetti positivi sul benessere fisico, psicologico e sociale.
Il percorso terapeutico ha una durata media di circa due mesi. Per garantire la massima sicurezza e rispondere alle specifiche esigenze assistenziali del trattamento, è stata realizzata un’area dedicata di circa 40 metri quadrati al secondo piano del Padiglione B5 del Presidio Ospedaliero Vincenzo Cervello. Gli spazi sono stati progettati per assicurare elevati standard di protezione e comfort. L’area comprende una zona filtro a pressione negativa, in grado di mantenere la sterilità degli ambienti adiacenti con livelli di protezione pari al 99,9%, una stanza di degenza dotata di servizi igienici privati e una zona relax destinata al familiare che accompagnerà il paziente durante il percorso di cura. Quest’ultima è stata attrezzata con tutti i principali comfort, tra cui divano, frigorifero e televisione.
L’intervento ha inoltre previsto una completa revisione e l’adeguamento degli impianti tecnologici, con particolare attenzione ai sistemi idrici, elettrici e, soprattutto, agli impianti di trattamento e ricambio dell’aria, elementi fondamentali per garantire la sicurezza e l’efficacia dell’intero percorso assistenziale.
“L’avvio di questo progetto rappresenta un traguardo di straordinaria importanza per il nostro ospedale e per l’intero sistema sanitario regionale. La terapia genica segna l’ingresso in una nuova era della medicina, nella quale non ci limitiamo a trattare la malattia, ma interveniamo direttamente sulle sue cause. Aver realizzato un percorso assistenziale altamente specializzato e una struttura dedicata significa offrire ai pazienti e alle loro famiglie un’opportunità concreta di cambiamento e di speranza. È il risultato di un lavoro di squadra che testimonia la capacità del Cervello di essere protagonista dell’innovazione sanitaria” – ha detto il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, Alessandro Mazzara.
“Con questo progetto, l’ospedale Cervello si conferma punto di riferimento nell’innovazione terapeutica e nell’assistenza ai pazienti affetti da malattie rare del sangue, contribuendo allo sviluppo di percorsi di cura sempre più avanzati e personalizzati – ha sottolineato la direttrice sanitaria, Maria Lucia Furnari – Offrire una concreta possibilità di guarigione significa restituire tempo, autonomia e speranza a chi ha convissuto con la malattia per tutta la vita. È questo il valore più profondo di un progetto che punta non solo a curare, ma a migliorare in modo sostanziale la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie”.


