Montelepre, maggioranza approva piano di riequilibrio finanziario: Reset non vota e abbandona l’aula

Il Consiglio Comunale di Montelepre presieduto da Giusy Sapienza ha approvato, con i soli voti della maggioranza e l’astensione di Simona Di Noto, il piano di risanamento finanziario pluriennale. L’opposizione ha invece abbandonato l’aula prima del voto “chiedendo formalmente le dimissioni non solo dell’Assessore al Bilancio Maria Cannavò e del sindaco Giuseppe Terranova,  ma anche lo scioglimento del Consiglio Comunale e il commissariamento dell’Ente”.

La  lunga seduta consiliare è stata caratterizzata da una serie di battibecchi al vetriolo tra opposizione e maggioranza che, addebita responsabilità al precedente esecutivo sulle attuali sofferenze economiche dell’ente locale.

La proposta della giunta Terranova, esitata con i soli voti dei gruppi  di maggioranza Vivere Montelepre e Agora’, e l’astensione di Simona Di Noto, individua “le cause del disavanzo registrato dal 2015 al 2025 nella scarsa riscossione dei tributi e nel susseguirsi di normative che hanno imposto ai comuni di accantonare somme, ad esempio quelle derivanti da contenziosi o dalla scarsa riscossione e da fondi di crediti di dubbia esigibilità”.  Secondo la maggioranza consiliare “il disavanzo votato non contiene debiti finanziari ma solo accantonamenti”.

Di parere opposto la minoranza che scrive di “un disavanzo di amministrazione che supera i 3 milioni e 800 mila euro e, di un piano di riequilibrio che ha una ricaduta pesantissima sulla storia dell’Ente e per i prossimi 15 anni della comunità”.

E mentre l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Terranova critica aspramente l’opposizione per non aver votato l’importante documento finanziario e per avere abbandonato l’aula, secondo il gruppo consiliare Reset, la relazione presentata in aula dalla Giunta Terranova “è la certificazione di un fallimento politico totale che smonta la narrazione portata avanti fin dal primo giorno. Il disavanzo non è stato ereditato ma, costruito dal 2022 in poi attraverso: un riaccertamento dei residui gestito in modo superficiale, incauto e per niente lungimirante sulle ricadute che avrebbe avuto sul rendiconto; il costoso affidamento a tecnici e consulenti che non conoscevano la realtà economica dell’Ente; il recupero di partite pregresse già chiuse e sanate da anni, addirittura risalenti al 2016”.

Il gruppo consiliare Reset scrive inoltre che “il piano di riequilibrio sia poco sostenibile, prevedendo un blocco della spesa per 15 anni, con la necessità di recuperare 255.000 euro all’anno, a discapito della Comunità che vedrà l’addio della gratuità degli abbonamenti (già deliberato a ottobre 2025), l’aumento dei diritti di segreteria per le pratiche edilizie (già deliberato a ottobre 2025), l’aumento della tariffa del servizio idrico, l’istituzione dei parcheggi a pagamento, l’avvio di un recupero forzoso dei crediti con riscossione coattiva per mezzo di ingiunzioni fiscali e azioni esecutive (già preannunciato nelle relazioni dei Capi Settore dell’Ente). Altro che 131.000 euro da ripianare in 15 anni”. Da qui la decisione dei Consiglieri Reset di rifiutarsi di votare e di abbandonare l’aula consiliare. 

Per il gruppo consiliare di maggioranza Agora’ “il piano, seppur rigoroso, è l’unico strumento legale e tecnico che permette a Montelepre di non dichiarare fallimento, salvaguardando i servizi essenziali e la struttura stessa dell’Ente. L’approvazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale – scrive ancora Agora’- comporta una serie di azioni correttive necessarie a recuperare circa 255.000 euro annui. Tra le più rilevanti figura l’adeguamento della tariffa del servizio idrico. Si tratta di un atto dovuto in quanto le bollette fino ad ora non hanno coperto i reali costi di gestione del servizio.  L’attuale Amministrazione si trova dunque a dover dare attuazione a un riallineamento tariffario per garantire l’equilibrio tra costi di gestione e ricavi, come previsto dalla legge e richiesto dai revisori e dagli esperti tecnici. Il Piano inoltre pone un accento rigoroso sulla riscossione coattiva. A fronte di una quota di tributi locali non versati da una parte della cittadinanza, l’Amministrazione attiverà procedure di recupero forzoso e ingiunzioni fiscali. Si tratta di un atto di equità verso i cittadini che pagano regolarmente: non è più sostenibile che i servizi comuni gravino solo su una parte della comunità mentre i crediti dell’Ente rimangano inevasi. Il nostro voto – conclude il gruppo consiliare Agorà- non è un assegno in bianco: vigileremo con estremo rigore su ogni fase di attuazione del piano, affinché ogni sacrificio richiesto si traduca in stabilità e servizi migliori per la nostra collettività. Noi abbiamo deciso di non abbandonare l’aula: noi lavoriamo per il futuro del paese”.

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