Balestrate, rinvenuta un’antica fornace romana: “Sorprendente scoperta per potenziare l’offerta turistica del territorio ma servono i locali per un museo”

Una fornace romana è stata rinvenuta a Balestrate alla foce del fiume Jato. È l’ultimo di una serie di ritrovamenti che spostano le lancette della storia della borgata marinara a duemila anni fa all’epoca dei romani. Il ritrovamento lungo la costa è avvenuto grazie ad alcuni appassionati di storia ed è stato già segnalato alla Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, che da tempo ha effettuato i sopralluoghi del caso. Ad oggi però si attendono ancora gli interventi di recupero. A segnalare la notizia è la cooperativa di comunità Terre delle Balestrate, che ha supportato l’attività degli storici e celebrerà queste scoperte il 9 e 10 maggio all’interno del festival dei Borghi dei tesori, con una passeggiata alla foce del fiume Jato, alla scoperta non solo della storia ma anche di curiosità legate all’habitat unico della zona. 
“Questo racconto – spiega Riccardo Vescovo, presidente della cooperativa – è un’opportunità unica non solo per conoscere la nostra storia ma anche per ammirare e approfondire la flora e la fauna presenti grazie alla collaborazione di esperti conoscitori della materia come il professor Inghilleri. Ringrazio Salvatore Campo e Nino Pagano per l’importante attività svolta. Pare siano stati fatti altri importanti ritrovamenti, cocci di anfore e antichi manufatti tra cui persino un misterioso chiodo che pare intatto. Questi reperti attenderebbero solo di essere messi in mostra. Non possiamo che rinnovare l’appello alle Istituzioni affinchè capiscano quanto sia importante concentrare tempo e risorse su questo percorso di valorizzazione, capace di generare ricchezza e di ampliare l’offerta turistica locale in maniera strutturale. Bisogna creare al più presto un museo”.   

Un tempo, scrive lo storico Salvatore Campo, il fiume Jato era navigabile e crocevia di traffici commerciali. Gli Elimi fondarono in Sicilia importanti città, quali Erice, Entella, Segesta e Iaitas (Iato) sulla sommità di un monte che domina la odierna San Giuseppe Jato. Dell’antica città di Iato, prosegue Campo, abbiamo testimonianze sin dall’ottavo secolo avanti Cristo, e, nel suo massimo splendore, la sua area urbana era di circa 40 ettari. Oggi, è possibile ammirare la ricchezza del sito archeologico, testimone dello splendore di quella città. Come per tutti i popoli dell’antichità, i fiumi erano le vie attraverso le quali si svolgevano le attività umane e commerciali e il Fiume Jato, navigabile, lo è stato, con un porto di partenza, ai piedi del promontorio dell’antica Iato e un porto nei pressi della foce, presso cui venivano trasportate le mercanzie per essere commerciate. Dopo gli Elimi, arrivarono i Punici e poi, nel terzo secolo avanti Cristo, i Romani che lasciarono un’importante testimonianza con la Via Valeria che da Messina conduceva sino a Marsala, transitando, a circa tre chilometri dalla foce del fiume Jato, su un ponte che porta ancora le caratteristiche dei ponti romani.

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