Carini, il Consiglio Comunale ha dibattuto sull’incursione blasfema nella Chiesa S. Giuseppe alla stazione

L’episodio dell’incursione blasfema nella Chiesa San Giuseppe alla Stazione è stato oggetto di dibattito del Consiglio Comunale di Carini. Maggioranza ed opposizione, nonché il sindaco Giovi Monteleone,  si sono confrontati sul crescente fenomeno del disagio giovanile presente in città e che, in questo caso, è persino sfociato in un’azione sacrilega. 

A metterla in atto, qualche settimana fa, un gruppo di ragazzini che dopo aver scorrazzato con i motorini davanti il luogo di culto, ha tentato di interrompere la celebrazione della messa in corso, entrando in chiesa e proferendo indicibili bestemmie davanti gli sguardi attoniti e impauriti dei fedeli. 

L’assemblea civica ha dibattuto sulla crisi dei ruoli di famiglia e scuola e sulla crescente difficoltà degli adulti nel riconoscere i bisogni educativi dei ragazzi. Povertà educativa e vuoto relazionale sono spesso le cause principali delle devianze, da qui la necessità di rafforzare l’inclusione sociale e la partecipazione attiva attraverso un patto educativo di corresponsabilità che coinvolga famiglia, scuola, comunità, istituzioni e territorio. 

Il Consiglio Comunale e il sindaco di Carini Giovi Monteleone hanno inoltre espresso la propria solidarietà al parroco don Angelo Inzerillo e all’intera comunità parrocchiale.

“Desidero ringraziare con sincero affetto – dice il parroco don Angelo Inzerillo –  i consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione che, insieme al Sindaco, oggi in Consiglio comunale hanno voluto confrontarsi su quanto avvenuto. 

Grazie per la sensibilità dimostrata su un tema che ci riguarda e ci interpella tutti. A tal proposito – aggiunge il sacerdote – colgo l’occasione per comunicarvi che, insieme all’Arcivescovo, abbiamo pensato di promuovere un incontro (che sarà annunciato a breve), come momento di ritrovo e di dialogo tra Chiesa, agenzie educative, forze dell’ordine, enti, istituzioni, associazioni e tutto il Popolo santo di Dio. Un’occasione per riflettere insieme su come agire, come comunità civile, sociale e religiosa, nella consapevolezza – conclude don Angelo – che è ormai fondamentale e non più rimandabile tornare ad educare”.

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