Carini, la Baronessa Laura Lanza non sarebbe stata uccisa dal padre
“Nessun impeto e soprattutto nessun onore da difendere: il delitto della baronessa di Carini fu un delitto freddo e premeditato e ad uccidere Laura Lanza non fu suo padre”.
Queste le rivelazioni fatte nella suggestiva cornice del castello di Carini, dal ricercatore Vito Badalamenti presentando le sue ultime scoperte frutto delle ricerche storiche sul celebre delitto.
Ad attestare la nuova verità sarebbe un documento di straordinaria importanza che, grazie ad un indagine di Giovan Guglielmo Boniscontro, che con la nomina a Capitan Giustiziere fu mandato a Carini subito dopo il delitto, introdurrebbe nella storia un misterioso testimone che scagionerebbe Don Cesare Lanza.
La serata è stata condotta dalla regista Sandy Di Natale che è anche saggista, responsabile della comunicazione e ideatrice del prestigioso protocollo di rete che ha unito associazioni culturali ed enti in un unico intento: indagare sul delitto del 4 dicembre 1563.
Nella prima parte della serata, il ricercatore Vito Badalamenti ha tracciato il profilo dei personaggi, sostenendo “quanto sia improbabile un delitto d’onore. Contrariamente a quanto detto Ludovico Vernagallo era ricco, avvenente e godeva della stima di uno dei genitori che lo aveva reso indipendente, affidandogli parte dei beni e degli affari, compresi quelli in comune con Vincenzo La Grua, marito di Laura Lanza, baronessa di Carini. Un padre presuntuoso e prepotente, Cesare Lanza, che cresce una figlia indipendente titolata e competente ad amministrare le proprie sostanze Laura Lanza. Un marito povero di sostanze, fragile nel corpo e invidioso della forza di sua moglie, soggiogato dal potere di suo suocero e minacciato da un rivale in affari ricco e avvenente, Ludovico Vernagallo”.
Un quadro diverso quello illustrato da Badalamenti rispetto a quello che hanno descritto anche autori contemporanei. Poi l’annuncio “che segna una tappa cruciale nella ricostruzione storica del caso della Baronessa di Carini, che continua ad appassionare studiosi e cittadini, rivelando quanto la storia, ancora oggi, possa essere riscritta alla luce di nuovi documenti e di una ricerca condotta con metodo rigoroso e mettendo in rete più competenze”.
“È stata fatta giustizia per Laura poiché – ha commentato Vito Badalamenti – nessuna donna dovrebbe essere sacrificata sull’altare della reputazione”.
Durante la serata talk show, dal titolo “L’Intervista”, al castello ha troneggiato una sedia morale, occupata da un mazzo di rose bianche e dedicata allo scrittore ricercatore Ciccio Randazzo, recentemente scomparso.
All’incontro sono intervenuti ospiti del mondo accademico e istituzionale. Tra queste il sindaco di Carini, Giovì Monteleone, che nelle vesti di docente ha più volte ribadito l’importanza della storia come sincretismo culturale fuori dagli accesi etnocentrismi; il professore e ricercatore Massimiliano Marafon Pecoraro, che ha inquadrato la scoperta nel più ampio contesto storico-giudiziario del Cinquecento; l’archeologo Dario Scarpati che ha letto il documento; il sovrintendente capo della Polizia di Stato di Palermo, Francesco Mongiovì, intervenuto per sottolineare la rilevanza della ricerca sul piano della memoria storica e della giustizia; Enrico Vivona, per l’associazione Jonathan Livingston, impegnata nella diffusione culturale della storia della baronessa; il presidente dell’Associazione Culturale Nord America Carini IOD Federico Davi’ che sostiene parte del progetto di ricerca; il responsabile per la Sicilia della stessa associazione, Gianfranco Lo Piccolo, che ha ribadito l’impegno nel valorizzare e divulgare le nuove scoperte; il presidente dell’Associazione Aria Nicol Prestana che ha preferito cedere il posto sulla sedia morale ad altri autorevoli relatori, per ascoltare attentamente l’intera indagine.


