Cinisi, sollecitato ripristino trasporto sociale in favore dei lavoratori dell’aeroporto Falcone e Borsellino

I consiglieri comunali del gruppo Insieme per Cinisi hanno incontrato i dipendenti Gesap di Cinisi e Terrasini sul tema del trasporto sociale, sospeso dalla Gesap in coincidenza della pandemia e mai più ripristinato. 

I lavoratori rivendicano il ripristino del servizio di trasporto sociale, da Cinisi all’aeroporto e viceversa, in quanto l’Aerostazione risulta essere sede di lavoro  disagiata non essendo raggiungibile con i mezzi pubblici.

“La Gesap – dichiara il Consigliere Gaetano Randazzo – ha arbitrariamente deciso che ci sono lavoratori di serie A e di serie B. Infatti mentre ai dipendenti residenti a Palermo si corrisponde il costo dell’abbonamento del bus o del treno, ai dipendenti di Cinisi e Terrasini viene negato un diritto esistente dal 1986, all’epoca dell’ Alisud, società che gestiva l’aeroporto di Palermo. Il management – prosegue Randazzo – ci ha riferito che le responsabilità sono del sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, reo di non avere messo in piedi un servizio di trasporto pubblico. E’ vergognoso il rimpallo di responsabilità sulla pelle dei lavoratori e sulle loro tasche. Siamo qui per fare sentire la nostra voce anche ai soci pubblici di Gesap, in primis i Comuni di Palermo e Cinisi. Non capisco come si possa permettere una tale discriminazione, su temi come il trasporto sociale che è un diritto dei dipendenti e una sicurezza per l’incolumità dei lavoratori e  per l’azienda. Cosa ancora più grave e che il contratto residuo con la ditta che gestiva il servizio, è stato rescisso. Questo denota una volontà precisa da parte dell’azienda, che sinceramente mi preoccupa. La nostra proposta – conclude Randazzo – è di ripristinare il servizio di trasporto sociale  da e per l’aeroporto, in attesa che venga attivata la linea di trasporto pubblico. Da trentacinque anni si svolge il servizio e nessun amministratore ha  negato ai lavoratori un diritto fondamentale come questo. Ci auguriamo che chi di competenza metta fine a questo trattamento arbitrario”.

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