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San Giuseppe Jato, in tanti per un selfie contro la mafia insieme a Stefania Petix

Dopo le polemiche per il servizio andato in onda su Canale 5, Stefania Petix e il bassotto sono tornati a San Giuseppe Jato. A tanti jatini non era piaciuto il reportage dal titolo “San Giuseppe Jato, i (pochi) selfie contro la mafia”, registrato la mattina del 2 novembre davanti alcuni bar del paese. Il messaggio che ne era venuto fuori era di un clima prevalentemente omertoso. Il resoconto dell’inviata di Mediaset citava erroneamente tra gli arrestati in un’operazione antimafia anche l’ex comandante dei vigili, che è stato invece denunciato (ieri il servizio pubblicato in rete sulla pagina Web di Striscia è stato parzialmente rettificato ndr).

Il montaggio, insieme all’orario e ai luoghi scelti per le interviste, aveva mostrato soprattutto cittadini reticenti a farsi fotografare con un cartello che recitava: “la mafia è una montagna di merda”. L’accostamento della frase di Peppino Impastato all’ultima operazione antimafia dei carabinieri “Jato bet” aveva forse scoraggiato alcuni dei passanti.

Altri che invece non hanno esitato a mostrare il cartello sono stati mandati in onda velocemente e alla fine del servizio. Che si apriva con la consueta quanto abusata formula: “San Giuseppe Jato, paese di Giovanni Brusca”. Di qui le proteste soprattutto sui social. “San Giuseppe Jato è ben altro della narrazione semplicistica offertaci stasera dal programma Mediaset”, scrive Maurizio Costanza. E in tanti, su suo invito, non hanno esitato a pubblicare su Facebook scritte contro la mafia. Per Rosetta Iacona sono state date “informazioni poco precise oltre ad intervistare persone che poco hanno a che fare con la società che ha lottato e lotta per il cambiamento”.

C’è anche chi, come Pietro Accetta di San Cipirello, ha scritto direttamente alla Petix per chiederle di tornare in paese per un selfie collettivo. L’inviata di Striscia ha accettato ieri c’rano circa c’erano una cinquantina di cittadini jatini e sancipirellesi che, sfidando freddo e pioggia, hanno gridato “la mafia è una montagna di merda”. E lo hanno fatto nella piazza dedicata da anni a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

di Leandro Salvia

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