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Carini, “NO al collettamento degli scarichi di Terrasini e Cinisi”: diffidato Giugni (Video)

E’ stata notificata al Commissario Unico per la Depurazione,   Maurizio Giugni, una diffida con la quale si chiede “la revoca delle procedure finalizzate all’intervento di collettamento dei reflui dei Comuni di Terrasini e Cinisi all’impianto consortile di Carini” e, contestualmente, la “realizzazione degli interventi previsti nel Piano di Tutela delle Acque per gli Agglomerati di Carini-ASi e Golfo di Castellammare”. La diffida è stata predisposta dall’Avv. Carlo Pezzino Rao, per conto di un cartello di Associazioni ambientaliste: “Associazione per la Difesa del Mare e del Territorio di Isola e Capaci”, “A.S.D. Isola del Vento”, “Legambiente Sicilia”, “LiberAcqua”, “LiberAmbiente”, “MareVivo Onlus”, “WWF Sicilia Nord Occidentale” e “Riserva Naturale Orientata Isola delle Femmine”. Gli ambientalisti diffidano   Giugni a continuare quanto avviato dal suo predecessore, Enrico Rolle, onde scongiurare il concreto rischio di incorrere in un prolungamento della sanzione europea e in un aggravamento anche del danno ambientale, già in corso per l’ingiustificato ritardo nella realizzazione dei depuratori di Cinisi e Terrasini, a revocare le procedure finalizzate all’intervento denominato “collettamento dei reflui dei Comuni di Cinisi e Terrasini all’impianto consortile di Carini, potenziamento dell’impianto e ripristino del sistema di allontanamento a mare” e a realizzare senza indugi i differenti interventi dei depuratori di Cinisi e Terrasini e del collettamento dei reflui dell’abitato ad Ovest di Villagrazia di Carini come previsti dal Piano di Tutela delle acque rispettivamente per l’agglomerato di Castellammare e per quello di  Carini. A dar forza alle iniziative delle Associazioni Ambientaliste la recente sentenza della Corte di giustizia europea (6 Ottobre 2021. VI Sezione, causa C‑668/19) che non lascia più dubbi sulla inammissibilità della scelta in materia di collettamento e depurazione dei reflui di Cinisi e Terrasini nel bacino idrografico del fiume Oreto, diverso da quello di appartenenza, del Nocella, proposta dall’allora Commissario Rolle ed attualmente ancora allo studio. “Non è possibile”  – comunicano i referenti delle associazioni – “spostare le acque di un bacino idrografico in un altro, non è consentito dalla legge e nemmeno dal buon senso che madre natura ci insegna. I disastri di questi giorni ci ricordano che con l’acqua non si scherza e che i ritardi negli interventi si pagano.  Tanto più che nel nostro specifico caso il territorio da cui verrebbero spostate subirebbe un indubbio aggravamento delle attuali e documentate condizioni di aridità”. Gli ambientalisti contestano anche alla Struttura Commissariale di aver ecceduto nei propri compiti istituzionali che sono solo “compiti di attuazione” e “non di programmazione” in riferimento alle procedure di infrazione della Corte Europea, e perciò richiamano al rispetto di quanto programmato nel Piano di Tutela delle Acque.

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