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Cinisi, conferita la cittadinanza onoraria all’Arciprete don Antonio Ortoleva

Ha ricevuto la cittadinanza onoraria del comune di Cinisi l’Arciprete don Antonio Ortoleva che, proprio ieri ha festeggiato il decimo anniversario di sacerdozio e di insediamento nella Chiesa Madre in cui viene venerata la patrona Santa Fara.

Un riconoscimento che il sindaco Giangiacomo Palazzolo ha voluto attribuirgli per i 10 anni intensi e pieni di dedizione dedicati alla comunità locale, definendolo “uomo, oltre che Padre , di grande valore umano capace di rapportarsi con tutti con grande rispetto, sensibilità e umanità”.

“Il desiderio di donargli la cittadinanza onoraria – afferma il primo cittadino di Cinisi – non è sopraggiunto per caso, è già da un pó che ci pensavo per l’impegno costante avuto sul territorio, soprattutto per aver sempre portato una parola di conforto ai più deboli, ai più sofferenti, agli anziani, ai giovani, ai bambini, ed in particolare in questo ultimo anno di enormi difficoltà che spesso hanno messo in crisi anche la nostra fede cristiana”.

 Per il primo cittadino, Don Antonio Ortoleva ha  contribuito alla crescita sociale di Cinisi, arricchendola di bellezza e portando un’innovazione di rapporti tra Chiesa e comunità, riconoscendo la figura del sindaco e delle istituzioni, ridando dignità all’autorità civile, mettendo in risalto l’importanza di una società unita e collaborativa.

“Grazie per esserci stato – gli ha detto il sindaco Palazzolo consegnandogli la pergamena – e grazie per il lavoro spirituale che sono sicuro continuerai incessantemente a svolgere nella nostra comunità, la nostra gratitudine resterà immortalata da oggi e per sempre in questa cittadinanza onoraria a te oggi conferita con grande emozione perché i preti come te rendono la chiesa un posto migliore”.  

Il partinicese Don Antonio Ortoleva si dice onorato di avere ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Cinisi che già da dieci anni sente anche sua.

“Ringrazio il Sindaco e l’intera Amministrazione Comunale – afferma il prelato – per questa onorificenza che istituisce fra noi un vincolo sentimentale, oltre che democratico e civico. Un riconoscimento che mi impegna ancora di più come Pastore e “cittadino”  e che mi sollecita a prendermi cura in maniera ancora  più propositiva della comunità civile per essere all’interno del suo grembo e –conclude – delle sue complesse dinamiche istituzionali, solerte tessitore di comunione e di concordia”.

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