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Cinisi, il locale presidio territoriale di Confesercenti preoccupato per il rischio “zona rossa”

“In quanto commercianti, artigiani, professionisti del paese di Cinisi esprimiamo il nostro grande rammarico e la nostra assoluta contrarietà alle voci che si susseguono in queste ore, sulla possibilità che il comune di Cinisi possa diventare zona rossa”.

A scriverlo in una nota è il presidio territoriale di Confesercenti presieduto da Salvatore Maniaci.

“In questo anno e più di pandemia registriamo nel nostro territorio diverse chiusure con pesanti perdite economiche, situazioni al limite della povertà, una totale mancanza di prospettiva economica che si è aggiunta inesorabilmente alla crisi presente da anni. Un ulteriore lockdown – prosegue la nota – rappresenterebbe la chiusura definitiva per tantissime attività economiche e un ulteriore fardello economico e sociale per tantissime famiglie”.

Maniaci si associa alle posizioni assunte dal presidente e dal direttore di Confesercenti Palermo, Francesca Costa e Michele Sorbera, in merito al lockdown in corso nel capoluogo siciliano : “Viviamo in una situazione drammatica. La zona rossa è l’ulteriore disastro per il commercio e per l’intera economia di Cinisi. È chiaro che il sistema messo in campo per ridurre i contagi non funziona. Lo abbiamo visto: nonostante le chiusure ripetute, i contagi restano alti. Serve cambiare registro e siglare protocolli che consentano alle imprese di lavorare in sicurezza: terziario, commercio e turismo sono ormai allo stremo. Con la campagna Portiamo le imprese fuori dalla Pandemia partita ieri 7 aprile chiediamo regole nuove per convivere e superare la pandemia: un piano rapido dei vaccini, la ripartenza in sicurezza delle attività e interventi sul fisco e sulle imposte locali chiari e immediate”.

Il presidio territoriale Confesercenti di Cinisi chiede infine agli enti preposti amaggiore certezza sui dati, trasparenza amministrativa, un efficace controllo del territorio, responsabilità da parte di tutti e il potenziamento dei presidi sanitari e delle strutture vaccinali in provincia anche con l’impiego di medici di famiglia, in modo che il problema venga curato immediatamente sul nascere. Al contempo – conclude la nota – ci offriamo di diventare con le nostre attività punti di informazione e sensibilizzazione ulteriore rispetto alla grave pandemia”

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