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Carini, fondi del Recovery Fund destinati al recupero della Chiesa Maria SS. degli Angeli ai Cappuccini

La Prefettura di Palermo ha inviato alla Soprintendenza dei Beni Culturali una lettera per sollecitare le indagini geologiche e geotermiche al fine di redigere un nuovo progetto per “la messa in sicurezza della chiesa di Maria Santissima degli Angeli ai Cappuccini di Carini con il puntellamento della volta per impedire possibili crolli”.


Inoltre il Ministero dell’Interno ha scritto all’Arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi per comunicare che il Santuario e i locali, in quanto beni del Fondo Edifici di Culto, è stato inserito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2026 denominato “Recovery Fund” per il finanziamento del progetto di sicurezza e di restauro riservato al patrimonio del F.E.C, tra cui la chiesa dei Cappuccini di Carini.

A darne notizia è l’Arciprete di Carini don Giacomo Sgroi che desidera far conoscere ai fedeli devoti della Madonna di Fatima, e a tutti i carinesi, a cui sta a cuore il Santuario di Maria SS. degli Angeli ai Cappuccini, gli ultimi aggiornamenti circa il recupero del luogo di culto e dei locali annessi.

La chiesa dei Cappuccini è proprietà del F.E.C. (Fondo Edifici di Culto), ente del Governo Italiano che gestisce il patrimonio immobiliare ecclesiastico incamerato dallo Stato dopo l’unità d’Italia. La stessa e i locali annessi sono in uso gratuito alla Chiesa per fini di culto ma la proprietà è sempre del F.E.C. che ne garantisce la conservazione, la manutenzione, il restauro e la tutela del proprio patrimonio.

Negli anni passati era stato destinato un finanziamento di € 100.000,00, finora non utilizzato, per le opere di manutenzione. La somma, tuttavia, non potrebbe coprire la messa in sicurezza per i gravi danni strutturali del sito.

“Il mio predecessore Mons. Vincenzo Ambrogio -spiega Padre Sgroi – ha sempre provveduto a che i riflettori sulla chiesa dei Cappuccini non si spegnessero, segnalando agli organi competenti le necessarie ed urgenti opere di cura e di recupero che occorrevano”.

Per la sicurezza dei fedeli, a causa di un dissesto geologico che ha compromesso la staticità della chiesa e dei locali ex conventuali, Mons. Ambrogio fu costretti a chiuderli per il pericolo crolli.

“Opera meritoria – afferma don Giacomo Sgroi – è stata mettere in sicurezza tutte le opere d’arte trasferendole in altre chiese della città, con l’alta sorveglianza e con l’autorizzazione della Prefettura e della Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo”.

Il trasferimento delle opere artistiche si era resa necessaria per le innumerevoli incursioni devastatrici e i molteplici atti vandalici a cui sono purtroppo continuamente sottoposti i locali.

“Purtroppo ancora oggi – prosegue l’Arciprete di Carini – il sito continua ad essere vandalizzato e devastato. Ringrazio la Polizia Municipale di Carini per la messa in sicurezza e i Carabinieri della locale Stazione per la vigilanza contro gli atti di devastazione al luogo sacro. Dopo incontri in Prefettura nel 2020 e alcuni sopralluoghi con i funzionari della Prefettura e i tecnici del Comune di Carini per valutarne lo stato, richiesti dal sottoscritto e dal Sindaco di Carini Giovì Monteleone che desidero ringraziare per il costante interessamento, in questi giorni è arrivata l’importante novità. Già dal mese di novembre 2019 – sottolinea don Giacomo Sgroi – avevo avviato il progetto “Doposcuola” che pensavo potesse avere luogo proprio nei locali dei Cappuccini, ma poi svolto nel complesso del Rosariello, con la collaborazione di alcuni Scout Agesdi del gruppo Carini1 e sostenuto dalla Caritas Diocesana di Monreale, ma sospeso a causa dell’emergenza sanitaria”.

L’Arciprete di Carini rinnova il proprio impegno a seguire l’iter di recupero già avviato con l’auspicio che il Santuario e i locali che intende destinare ad Oratorio per i giovani del quartiere dei Cappuccini e a sede di alcuni gruppi che promuovono attività teatrali ed altre iniziative educative promosse dalla Parrocchia della Chiesa Madre, possano essere al più presto restaurati e restituiti per l’uso pastorale della comunità.

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