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Tragedia nuova Iside, i dettagli dell’inchiesta che inchioderebbero gli indagati

Emergono altri dettagli agghiaccianti dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Annalisa Tesorieri e proposta dal Sostituto Procuratore Ennio Petrigni e dall’Aggiunto Vincenzo Amico contro l’armatore, il comandante e l’ufficiale di plancia della petroliera Vulcanello, accusati di essere i responsabili dello speronamento con il motopesca Nuova Iside che, ne provocò l’affondamento e la morte di Matteo, Vito e Giuseppe Lo Iacono della marineria di Terrasini. Che per 24 lunghissimi minuti, la sera del 12 maggio scorso,  sulla plancia del bastimento, in rotta con il pilota automatico  e in modalità diurna, il monitor del radar abbia continuato a segnalare la presenza del peschereccio e che l’equipaggio in servizio abbia ignorato l’allarme è risaputo,  ma la Procura sostiene pure che il timoniere e due ufficiali si sarebbero accorti della collisione e che come se nulla fosse successo, avrebbero preferito proseguire e non lanciare alcun allarme. Eppure la tragedia si sarebbe potuta evitare : in primis, prima dell’impatto spostando il timone di qualche grado per evitare lo speronamento, e dopo l’errore fatto lanciando il dovuto sos per consentire anche ad altri natanti di intervenire per soccorrere l’equipaggio della Nuova Iside che si sarebbe potuto salvare. L’autopsia sul corpo senza vita di Giuseppe Lo Iacono, restituito dal mare per primo, ha rivelato che il pescatore fosse rimasto vivo per almeno 24 ore in acqua, prima di cedere e lasciarsi andare. Stando ai risultati delle indagini dell’inchiesta, la Vulcanello avrebbe anche trascinato il peschereccio per una trentina di secondi. Il comandante Gioacchino Costagliola e il terzo ufficiale Giuseppe Caratozzolo, entrambi accusati di naufragio e omicidio colposo e rinchiusi rispettivamente nelle carceri di Poggioreale e Locri, nonchè il timoniere romeno ancora ricercato Mihai Jorascu, secondo il gip Tesoriere “hanno mostrato di governare la navigazione in spregio alle elementari regole di prudenza”. In quanto all’armatore dell’Augusta Due, società proprietaria della petroliera, il 75enne Raffaele Brullo finito ai domiciliari per frode processuale e favoreggiamento personale, per la Procura avrebbe cercato di nascondere i segni dello speronamento dopo aver saputo del procedimento penale in corso a seguito del sequestro della Vulcanello e della documentazione di bordo avvenuta lo scorso 21 maggio. Come prova a suo carico ci sarebbe anche uno scambio di mail tra il comandante della petroliera Gioacchino Costagliola e Salvatore Di Nucci rappresentante dell’Augusta 2,  e per conoscenza inviate a Brullo da cui si evince la volontà da parte della società armatrice di occultare gli eventuali segni della collisione.  Il 21 maggio Di Nucci scrive: “Buongiorno comandante Costagliola, come da nostra comunicazione telefonica avvenuta ieri, prego farci pervenire settimanalmente stato avanzamento pitturazione…”. Costagliola risponde una settimana dopo, il 27: “si allegano foto scafo ove si evincono i ritocchi fatti con il blu e fino a dove si è potuto arrivare con le aste allungabili. Il lavoro è stato svolto durante la navigazione tra Augusta e Vibo Valentia”, dove la nave venne messa sotto sigillo. Prove documentabili che confermerebbero la tesi della procura.

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