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Mafia, la Dia lancia allarme: “gravi infiltrazioni negli enti locali”

“La mafia continua a manifestare un forte  orientamento a infiltrarsi nel tessuto socio-economico e i locali apparati politico-amministrativi, soprattutto attraverso rapporti opachi con le amministrazioni pubbliche. Laddove non riesce,  preferisce ricorrere alla corruzione”. E’ quanto emerge dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia secondo cui, “il lockdown ha rappresentato per Cosa Nostra  l’ennesima occasione per sfruttare la situazione ed espandersi nei circuiti dell’economia legale e negli apparati della pubblica amministrazione, in particolare degli Enti Locali”. Una fotografia inquietante quella scattata dalla Dia che focalizza l’attenzione sull’incremento dei reati di riciclaggio, corruzione e scambi elettorali politico- mafiosi.   “La pervasività della criminalità mafiosa appare su tutta la regione ugualmente aggressiva – si legge nella relazione –  Cosa nostra continua a presentarsi, nell’area occidentale della Sicilia, come un’organizzazione verticistica, coordinata e strutturata in famiglie raggruppate in mandamenti anche se impossibilitata a ricostituire un organismo di vertice deputato alla regolazione delle questioni più complesse e delicate”. La Dia scrive anche di un “rinnovato patto con la mafia italo-americana volta a superare le vecchie divisioni. Negli ultimi mesi ci sarebbe stato un gran via vai di ambasciatori per trattare affari; un emissario della famiglia Gambino di New York sarebbe stato in cerca di una grande azienda in crisi in cui far confluire soldi provenienti da Singapore, per poi farla fallire con un crac finanziario.  Altro dettaglio rilevante della relazione della Dia riguarda il superlatitante Matteo Messina Denaro che continuerebbe a detenere il potere in tutta la provincia di Trapani, ma sebbene conti del sostegno di una schiera di fedeli sodali, nel suo regno non mancherebbero segnali di insofferenza. Alcuni affiliati sarebbero scontenti della sua gestione fortemente condizionata dalla latitanza su cui l’attenzione degli investigatori non è mai venuta meno avendo stretto sempre più il cerchio e focalizzato l’attività di repressione sulla sua fitta rete di protezione.

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