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Carini, centro storico preda di “sporcaccioni”: indignati Arciprete e sindaco

“Nessuno si sente offeso da ciò che accade da tanto tempo nel quartiere San Lorenzo, alle spalle della omonima chiesa e a pochi metri dell’Oratorio dei 33? O sotto l’arco di San Giuseppe in via Donizetti? O altrove?”.

È lo sfogo sui social dell’Arciprete di Carini don Giacomo Sgroi, indignato per l’inciviltà diffusa e per l’omertà dei residenti che assistono indifferenti a quanto accade.

“Nessuno ha il coraggio di dire a questi cittadini carinesi che è dovere anche loro rispettare la nostra città e tenerla pulita?
Nessuno può dire a questi nostri concittadini che ogni genere di rifiuto, debitamente differenziato, ci viene ritirato a casa nostra”? – continua a chiedersi il prelato stanco pure di leggere ingiustificate e sterili accuse rivolte agli amministratori locali come se fossero i responsabili di tutto ciò che succede in paese.

“Non si può e non si deve assolutamente addossare la colpa a chi ci amministra. E non si possono giustificare questi gesti, offensivi e lesivi della dignità di una città, giustificandoli come compiuti da chi non ha il senso civico. Eh no – tuona ancora padre Giacomo –
Non è assolutamente così. Perché TUTTI l’intelligenza ce l’abbiamo, e anche acuta, per pretendere da Stato, Comune, Chiesa…ogni genere di sussidio economico e di aiuto, conoscendo a perfezione perfino le ultime leggi o disposizioni. E allora, dov’è la difficoltà nel capire che è nostro dovere comportarci da onesti e responsabili cittadini? Ci vuole per forza la minaccia della multa, del verbale, della denuncia, della telecamera”?

Parole dure quelle che il parroco rivolge alla comunità che riserva, invece, molta gratitudine nei confronti degli operatori ecologici, del sindaco, delle forze dell’ordine e quanti a diverso titolo “lottano per cambiare questa mentalità e comportamenti incivili per assicurarci una città pulita”.

“Purtroppo l’indignazione del nostro arciprete non riesce a scuotere abbastanza le coscienze assopite dei cittadini – afferma il sindaco Giovì Monteleone che ringrazia l’Arciprete per la sensibilità più volte mostrata di fronte a questo ed altri fenomeni di inciviltà – “leggo sempre le stesse lamentele e le stesse proposte di soluzioni – prosegue il primo cittadino – tutti chiedono telecamere e vigili  a ogni angolo di strada : ce ne vorrebbe uno ogni 30 mt  a Carini. Anche  lì a 30 metri c’è una telecamera: solo che – afferma il sindaco Monteleone –  i delinquenti incivili hanno spostato il luogo della discarica fuori dal raggio di  azione della telecamera. Purtroppo –  prosegue – il nostro é un territorio difficile: vandalismo, genitori e famiglie  inadeguati, mancanza di civismo, omertà, disprezzo della cosa pubblica,  scoraggiano ogni iniziativa che tende al recupero di spazi degradati per restituirli alla convivenza civile. Nonostante il servizio di raccolta  rifiuti differenziati porta a porta, un servizio domiciliare di ritiro ingombranti, un centro di raccolta comunale, nella nostra città si continua a buttare rifiuti ovunque. Si smantellano recinzioni dei parchi gioco subito dopo essere state restaurate e dipinte. I rubinetti appena installati nelle fontanelle d’acqua sono stati rotti, i cestini dei rifiuti differenziati sono stati distrutti e i giochi sono stati deturpati con vernice spry. Quindi non una applicazione della teoria delle finestre rotte – dice ancora amareggiato il sindaco di Carini –  ma qui si è rotta la coscienza, il senso dell’appartenenza, l’amore per il proprio territorio. Per tutto e ovunque si chiede la telecamera di Videosorveglianza: abbiamo delegato all’occhio elettronico la nostra vista umana. Ormai siamo essere ciechi, sordi, muti quando viviamo la realtà, ma diventiamo fotografi, loquaci e critici dietro una comoda tastiera di fronte a un monitor e nel chiuso delle nostre stanze. Non per questo – conclude Giovì Monteleone – dobbiamo rassegnarci: dobbiamo uscire , gridare, denunciare chi sporca facendo nomi e cognomi, sbracciarci e lottare per riconquistare il nostro territorio i nostri spazi, frequentandoli e non lasciarli liberi ai devastatori, figli maleducati di madri e padri indegni e immaturi”.

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