Strage di Capaci, in appello confermati 4 ergastoli; assolto il boss Tutino

La Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Andreina Occhipinti, ha confermato quattro ergastoli e un’assoluzione per il processo d’appello Capaci-bis. Carcere a vita per Salvatore “Salvino” Madonia, Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello e, come in primo grado, assolto il boss Vittorio Tutino, nonostante il Procuratore generale Lia Sava aveva chiesto anche per lui la condanna all’ergastolo.  Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero svolto un ruolo fondamentale sia nella fase organizzativa dell’attentato sia nel reperimento dell’esplosivo piazzato sull’autostrada il 23 maggio del 1992,  quando alle 17,58 venne fatto deflagrare per uccidere il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. La sentenza è stata emessa all’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta dopo cinque ore di camera di consiglio. In primo grado quattro dei cinque imputati, tranne Vittorio Tutino, furono condannati all’ergastolo, mentre Tutino fu assolto per non aver commesso il fatto. Per l’accusa il boss mafioso Salvo Madonia fu uno dei mandanti della strage mentre gli altri avrebbero ricoperto un ruolo esecutivo, così come svelato dal pentito Gaspare Spatuzza. La sorella del magistrato ucciso dalla mafia Maria Falcone sostiene che questa sentenza   conferma il grande impegno della Procura e della Procura generale che sono riuscite a scrivere i capitoli finora rimasti oscuri dell’attentato di Capaci, individuando la responsabilità dei capimafia che erano riusciti a sfuggire alle indagini. Il prezioso lavoro dei magistrati di Caltanissetta che non hanno mai smesso di cercare la verità sugli eccidi del ‘92 – ha aggiunto –  ci consegna finalmente un quadro più nitido di quanto avvenne quel tragico 23 maggio di 28 anni fa”. Maria Falcone, infine, auspica che si arrivi celermente alla conclusione dell’ultima tranche aperta del processo che vede alla sbarra degli imputati la primula rossa di Cosa Nostra  Matteo Messina Denaro”.

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