San Cipirello, il tar accoglie ricorso azienda del settore rifiuti

Accolta la sospensiva all’interdittiva antimafia per la ditta «F. Mirto»: il Tar Sicilia dà ragione all’impresa sancipirellese che lavora nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’ordinanza dei Tribunale amministrativo ha così sospeso l’efficacia del provvedimento emanato il 13 agosto dalla Prefettura di Palermo. In pratica è stato confermato il decreto dello stesso tribunale che, il 30 agosto scorso, senza discussione dibattimentale, aveva già concesso la sospensiva alla ditta. A firmalo era stato il presidente della prima sezione del Tar, Cosimo Di Paola. Nei giorni scorsi c’è stata la trattazione collegiale nella camera di consiglio. Ma per entrare nel merito del provvedimento bisognerà attendere un anno: l’udienza è fissata per il 19 novembre del 2020. La ditta «F.Mirto srl», assistita dagli avvocati Giovanni e Giuseppe Immordino, potrà dunque proseguire gli appalti con i comuni. Non verrà, infatti, estro messa dalla cosiddetta «white list», che consente ad ogni singolo operatore commerciale di intrattenere rapporti con le pubbliche amministrazioni. L’interdittiva era arrivata due mesi dopo lo scioglimento del Consiglio comunale di San Cipirello e la successiva pubblicazione delle motivazioni. L’affidamento del servizio dei rifiuti è uno dei tanti punti contestati all’a m m i n istrazione comunale guidata da Vincenzo Geluso. Nelle motivazioni si legge: «è emerso un so stanziale monopolio del servizio dal quale hanno tratto vantaggio due imprese i cui titolari sono “v icini”al primo cittadino e/o stretti congiunti di soggetti contigui o riconducibili alla locale criminalità». In particolare l’impresa la cui gestione sarebbe nelle mani di una figura considerata un tempo vicina a Balduccio Di Maggio e Giuseppe La Rosa. Il «dominus» della ditta nel 2002 venne –infatti- arrestato dalla Dia con l’accusa di associazione mafiosa, danneggiamenti ed estorsione. Nel 2004, però, proprio le dichiarazioni dell’allora collaboratore di giustizia La Rosa, pur confermando amicizie e frequentazioni con il clan, scagionarono l’imprenditore sancipirellese dalle accuse.

Alla base dell’interdittiva c’era anche però quanto emerso ad agosto in un riunione in prefettura del Gruppo provinciale Interforze. Di qui le revoche degli appalti decise dai Comuni di San Cipirello e San Giuseppe Jato, dove la ditta svolgeva il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. A settembre, dopo l’a ccog l i m e n t o della sospensiva, San Giuseppe Jato aveva però già deciso di riaffidare l’incarico alla ditta «Mirto». A San Cipirello, dove a guidare il Comune sciolto per mafia è una commissione straordinaria, la ditta non ha ripreso i lavori perché l’appalto scadeva il 13 settembre. A Monreale non ha mai smesso. Il Tar non ha invece accolto la richiesta di sospensiva presentata da un’altra ditta del settore rifiuti: la «Co.ge.si.» di San Giuseppe Jato. Ma anche in questo caso per le motivazioni bisognerà attendere. L’impresa, anch’essa citata nel provvedimento di scioglimento del Comune, 10 giorni fa ha visto andare a fuoco in un incendio 22 nuovi mezzi per la raccolta dei rifiuti. Pochi giorni prima il titolare, Stefano Lo Greco, aveva subito il sequestro di beni per un milione e 500 mila euro. La verifica fiscale, condotta dalla Guardia di Finanza di Partinico, ha evidenziato u n’evasione delle imposte con u n’altra sua ditta, la «Edil service», avrebbe omesso di dichiarare ricavi per oltre 2,4 milioni di euro e Iva per circa 500 mila euro.

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