Le intercettazioni di Caputo: “sono convinti che sono io il candidato”

Gli inquirenti mettono subito le mani avanti e fanno capire che dietro l’inchiesta sui fratelli Caputo c’è molto altro. Tanti altri personaggi, i cui nomi sono ancora coperti dal riserbo dato che le indagini sono ancora in corso. Indagini molto delicate che riguardano uno dei partiti candidati a formare il nuovo governo.
Tutto inizia il 29 settembre quando l’avvocato Salvino Caputo, ex sindaco di Monreale e più volte deputato regionale di centrodestra, riceve la telefonata di una collega penalista che lo informa che non può candidarsi per le regionali.
Colpa di una condanna definitiva per tentato abuso d’ufficio, per aver cercato di fare annullare alcune multe quando era sindaco di Monreale, sanzioni che avevano raggiunto l’allora arcivescovo Salvatore Cassisa ed alcuni assessori.

Non potendosi candidare, così il deputato leghista Alessandro Pagano gli consiglia di candidare il figlio. “Non possiamo buttare tutti questi voti a mare – dice. Io so già la soluzione. Scriviamo Caputo senza fotografie, detto Salvino”.
Dalle indagini emerge che la scelta di Pagano è condivisa da Angelo Attaguille, leader della Lega in Sicilia.
Alla fine il figlio di Caputo non fu candidato, al suo posto spuntò il fratello Mario e i volantini elettorali riportavano solo il cognome. Un piano, secondo l’accusa, che ha ingannato gli elettori. E in effetti dalle intercettazioni emerge che gli interlocutori al telefono erano convinti che in campo ci fosse lui, in prima persona. E Salvino Caputo ringraziava per il sostegno. . «Ci sono nei paesi persone che non sanno che non sono io il candidato – diceva ai suoi fedelissimi,- sono convinti che sono io».
C’è da dire comunque che lo stratagemma di Caputo non è il primo caso. E in passato ci sono stati episodi analoghi.

Non ha usato mezzi termini il gip Stefania Gallì. Non solo sul politico Salvino Caputo, ma anche sull’avvocato: il giudice parla di «enorme disvalore delle sue condotte», considerata anche «la caratura personale e lo spessore dell’indagato, che in virtù della professione che esercita ha sistematicamente rapporti con le persone e con le istituzioni». E ancora: «Operando nel settore del diritto, più di ogni altro dovrebbe sapere l’importanza del rispetto delle regole e della persona. E invece ha dimostrato totale spregio ed indifferenza verso l’autorità giudiziaria».

Ora, il gip scrive nella sua ordinanza che l’ultima indagine è solo uno stralcio di una inchiesta più ampia «in cui Caputo risulta indagato insieme ad altri soggetti in ordine al reato di associazione a delinquere finalizzato alla commissione del reato di compravendita di voti». La procura di Termini Imerese indaga su altre persone per il grande pasticcio delle Comunali e delle Regionali 2017.

fonti: Giornale di Sicilia e Repubblica

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