Polemiche ed indignazione sul servizio pubblico della Rai che ha ospitato il figlio del Capo dei Capi

“Trasmetteremo fra poco l’intervista a un mafioso”: Bruno Vespa ha lanciato così, ieri sera, l’intervista a Salvo Riina, figlio del boss corleonese di Cosa Nostra Totò Riina. Un’intervista che ha suscitato polemiche ancora prima di essere mandata in onda ma che il conduttore di Porta a a Porta ha rivendicato come momento di approfondimento verso un fenomeno deprecabile.

Al termine di una giornata di proteste e polemiche, la Rai ha confermato il via libera , spiegando che Bruno Vespa avrebbe incalzato il figlio di Totò Riina, già condannato per mafia, “senza fare sconti al suo rapporto di rispetto verso il padre, nonostante gli atroci delitti commessi”.
In ogni caso, la Commissione parlamentare antimafia ha convocato per oggi pomeriggio la presidente dell’azienda televisiva italiana, Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto, per un’audizione urgente sulla vicenda che è destinata ad avere molti strascichi.

Salvatore Riina junior, figlio dello spietato ex “Capo dei Capi” ha risposto quasi a tutte le domande di Vespa, ad eccezione di quella su Falcone e Borsellino. A quella non ha voluto rispondere per  “evitare strumentalizzazioni; ho rispetto per i morti – ha detto – ho rispetto per tutti i morti”.

Ma ha anche detto: “Amo mio padre,   non sono io a doverlo giudicare”.   Alla luce delle sentenze,   impressiona la sua testimonianza sul giorno dell’attentato di Capaci, il 23 maggio 1992, quando i killer della mafia uccisero Giovanni Falcone, la moglie e la scorta.

“Ricordo il fatto, avevo 15 anni, eravamo a Palermo e sentivamo tante ambulanze e sirene, abbiamo cominciato a chiederci il perché è il titolare del bar ci disse che avevano ammazzato Falcone, eravamo tutti ammutoliti. La sera tornai a casa, c’era mio padre che guardava i telegiornali. Non mi venne mai il sospetto che lui potesse essere dietro quell’attentato”. “Non posso condividere l’arresto di mio padre”. “Per me lo Stato è l’entità in cui vivo, rispetto lo Stato, a volte non condivido leggi e sentenze”, ha detto Riina jr, e alla domanda sulla considerazione che l’arresto del padre fosse, come sottolineavano i tg di allora, “una vittoria dello Stato”, ha risposto: “Non lo condivido, perché è mio padre, mi hanno portato via mio padre, non potrei condividerlo”.

Le reazioni arrivano da ogni dove : “Dare lo stesso spazio ai figli dei mafiosi come ai figli delle vittime non si addice certamente al ruolo del servizio pubblico che ha
l’obbligo di promuovere anche la crescita sociale e culturale dei cittadini” ha dichiarato il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta.
Anche il Partito Democratico di Corleone ieri ha manifestato la propria indignazione e fino alla fine ha sperato che la Rai non trasmettesse l’intervista del figlio di Totò Riina.
“Non mi interessa se le mani di Riina accarezzavano i figli, sono le stesse macchiate di sangue innocente.  ha scritto su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso.

“Apprendo costernata, considero incredibile la notizia: da 24 anni – ha dichiarato Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa Nostra – mi impegno per portare ai ragazzi di tutta Italia i valori di legalità e giustizia per i quali mio fratello ha affrontato l’estremo sacrificio ed è indegna questa presenza in una emittente che dovrebbe fare servizio pubblico”.

Dura anche la reazione di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo: “È vergognoso che il servizio pubblico della Rai dia spazio a queste persone, così come è vergognoso che ci siano editori che fanno raccontare a questi personaggi un cumulo di falsità dove dipingono il padre come il più tenero dei padri e invece sappiamo tutti di cosa si tratta: si tratta di un assassino”

Il  segretario della Cgil di Palermo Enzo Campo, a proposito delle polemiche suscitate dal libro pubblicato da Salvatore Riina dice che è stato  “dato spessore ad un’operazione che al di là dell’effetto anche commerciale, dà sbocco, e non so quanto in maniera consenziente o esplicita, alla veicolazione di una versione intimista della vita della famiglia di un criminale qual è stato e quale continua a essere Totò Riina, condannato 16 volte all’ergastolo, senza che da parte del figlio vi sia mai stata una presa di distanza dal fenomeno mafioso che ha prodotto la stagione delle stragi”.

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