Carini, inaugurati i lavori di restauro del simulacro del SS. Crocifisso (Video)

E’ tornato all’antico splendore il Venerato Simulacro del SS. Crocifisso della Chiesa Madre di Carini, opera dello scultore messinese Giovannello Matinati, datato 1542.

Il restauro del miracoloso simulacro è stato inaugurato ieri pomeriggio, alla presenza dell’Arciprete Mons. Vincenzo Ambrogio, del sindaco di Carini Giuseppe Monteleone, del Superiore della Confraternita del SS. Crocifisso Antonio Calderone e della restauratrice Ivana Mancino.

I lavori, finanziati grazie ad un generoso contributo di un fedele della Parrocchia, sono stati seguiti con l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Palermo e della Curia Arcivescovile di Monreale.

La consegna del Crocifisso in Chiesa Madre è avvenuta lo scorso 5 marzo, alla presenza , dell’Arcivescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi intervenuto con il segretario, Don Giacomo Sgroi.

Il crocifisso della chiesa madre di Carini non è una scultura lignea, ma in mistura di impasto di gesso, cartapesta, colla animale, legno e cenere; una tecnica di grande diffusione.

Il simulacro si ispira ai modelli del Cristus Patiens, cioè del Cristo sofferente nella croce, con gli occhi chiusi e il corpo abbandonato, flesso in una curva. E’ molto toccante il Cristo con il capo reclinato e le ginocchia sollevate. Il perizoma lungo copre le gambe appena ripiegate, la figura scarnificata che pende pesantemente dalla croce, la linea delle braccia distese in alto e non in orizzontale. L’immagine del volto del Cristo è serena, come toccata da una inedita dolcezza, la postura del corpo è perfettamente equilibrata e proporzionata, la sottigliezza del modellato del corpo fa percepire il tono caldo dell’incarnato rosato. Una profonda sensibilità si percepisce nella realizzazione di ginocchia, caviglie, braccia e mani.

Quando la restauratrice Ivana Mancino, così come ha illustrato in un video presentato alla cerimonia di ieri, ha cominciato il suo intervento, l’opera sacra era in cattivo stato di conservazione; l’intera superficie era interessata da un omogeneo strato di depositi superficiali di nero fumo di candele e da macchie di cera. Le dita delle mani erano tutte fratturate e avvolte con bende di cotone poiché sotto erano distaccate. Presentava delle microfratture nella schiena, nei glutei e dietro il collo. Un evidente inserto in pelle era alloggiato all’altezza delle spalle che ricopriva una grande lacuna.
.Il Santissimo Crocifisso di Carini adesso è tornato allo splendore originario che il tempo aveva nascosto.

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