Operazione Cicero, 9 arresti a Palermo. In manette anche insospettabili professionisti

Cosa nostra poteva contare su uno dei più insospettabili professionisti palermitani per gestire il proprio patrimonio, l’avvocato civilista Marcello Marcatajo, 69 anni compiuti il 4 gennaio scorso. E’ stato arrestato all’alba, dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria. La procura di Palermo lo accusa di riciclaggio, con l’aggravante di aver favorito l’organizzazione mafiosa. E in particolare la cosca dell’Acquasanta.

Assieme a Marcatajo sono finite in manette altre otto persone, fra cui un ingegnere Francesco Puccio, di 67 anni. Un provvedimento di custodia cautelare è stato notificato in carcere al boss Francesco Graziano, il figlio di Vincenzo, costruttore e boss.

Il provvedimento emesso dal gip Lorenzo Jannelli è stato richiesto dal pool composto dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia. Misura cautelare pure per Francesco e Angelo Graziano. Sono invece ai domiciliari il figlio di Marcatajo, Giorgio (accusato di aver collaborato con il padre nelle sue operazioni spregiudicate), la moglie di Francesco Graziano (Maria Virginia Inserillo) e due presunti prestranome, Giuseppe e Ignazio Messeri.

il civilista Marcatajo sarebbe la mente economica di una mafia che ha investito milioni di euro. È stato Vito Galatolo, boss dell’Acquasanta, l’ultimo dei pentiti di mafia, a mettere a verbale la storia del professionista con studio in via Enrico Albanese. Avrebbe iniziato intestandosi un paio di appartamenti finendo per mettersi a disposizione dei clan nella gestione di grosse operazioni finanziarie.

L’ultima operazione dell’avvocato Marcello Marcatajo per conto dei boss sarebbe stata la vendita di una trentina di box. Secondo Vito Galatolo, i mafiosi avevano fretta ad incassare i soldi, inoltre, parte del denaro proveniente da quella operazione, 250 mila euro circa, serviva per acquistare il tritolo destinato al pm antimafia Nino Di Matteo, come previsto nel piano di morte organizzato da Cosa Nostra, sollecitato nel dicembre 2012 dal superlatitante Matteo Messina Denaro.

Marcatajo temeva moltissimo le confessioni di Galatolo, anche se non sospettava di essere già intercettato. Sì, perché, prima ancora del pentimento del boss dell’Acquasanta, i finanzieri della Valutaria di Palermo diretti dal tenente colonnello Calogero Scibetta avevano scoperto il nome di Marcatajo in un pizzino sequestrato a casa del costruttore mafioso Vincenzo Graziano, il vice di Galatolo. E così, in gran segreto, erano state piazzate microspie nello studio dell’avvocato. Le cimici hanno rivelato che ad ogni articolo sui giornali, che raccontava di Galatolo e delle sue rivelazioni, Marcatajo commentava con alcuni fidati amici di essere la fonte dei loro guadagni, ma era terrorizzato all’idea di essere ricollegato alla storia dei box svelata dal pentito.

L’avvocato Marcatajo era al centro dei “pensieri” del costruttore e boss Francesco Graziano, figlio di Vincenzo, anche quando era in cella. Era al centro dei suoi pensieri anche quando era a colloquio con sua moglie. Non in una sola conversazione, ma in più occasioni. Graziano chiedeva alla sua donna conto e ragione del comportamento dell’avvocato Marcatajo per assicurare lo stipendio anche ai fratelli Madonia e allo stesso Vito Galatolo, le cui recenti rivelazioni hanno dato il via alle indagini patrimoniali. Quella sfociata nel blitz di oggi è solo una parte degli investimenti passati al setaccio. La ricerca, adesso, si sposta nei paesi esteri.

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