Formazione. Istigazione alla corruzione, sospesa la dirigente Corsello

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo hanno notificato ad Anna Rosa Corsello, dirigente generale dell’Assessorato Regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, un’ordinanza con la quale il GIP del Tribunale del capoluogo, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ne ha disposto la sospensione, per la durata di sei mesi, dall’esercizio delle funzioni, in quanto indagata per istigazione alla corruzione aggravata. L’atto era stato sollecitato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Dino Petralia. La decisione del gip è stata notificata alla Corsello nel suo ufficio, dal comandante del nucleo di polizia tributaria, il colonnello Francesco Mazzotta, e dagli investigatori del Gruppo tutela spesa pubblica, gli stessi che in questi mesi hanno indagato sul giudice Saguto e sulla gestione allegra dei beni confiscati. In particolare, in occasione della stipula di un atto aggiuntivo alla convenzione, con cui la Regione Siciliana concedeva un’integrazione di 2 milioni di euro ad un importante ente di formazione nazionale per servizi di assistenza tecnica, la dottoressa Corsello ha chiesto a quest’ultimo di contrattualizzare sette dirigenti, il cui rapporto di lavoro con la Regione era scaduto da qualche mese e non poteva essere rinnovato, a causa del “blocco” delle assunzioni previsto dalla legge finanziaria regionale del 2014. Le dichiarazioni rese dai soggetti coinvolti, a vario titolo, nelle indagini e le intercettazioni telefoniche ed ambientali svolte dalle Fiamme Gialle, riscontrate da mirate acquisizioni documentali hanno consentito agli investigatori di ricostruire tutti i dettagli della vicenda. È stato accertato, infatti, che il dirigente generale interdetto, prima della sottoscrizione della convenzione, ha appositamente convocato un responsabile dell’ente aggiudicatario al quale ha chiesto di contrattualizzare gli ex dipendenti regionali, consegnandogli un elenco nominativo manoscritto su carta intestata della Regione Siciliana (documento acquisito agli atti delle indagini) e spendendo, a sostegno della propria richiesta, il nome del Presidente della Regione e del Segretario generale quali interessati all’assunzione. Dalle investigazioni svolte è emerso pure che il dirigente generale, come ulteriore “forma di pressione”, ha cercato di differire il più possibile la stipula dell’atto aggiuntivo, provvedendo a sottoscriverlo solo dopo l’incontro con il referente dell’ente di formazione e la conseguente richiesta di assunzione dei soggetti segnalati, richiesta che, tuttavia, non è stata accettata in quanto ritenuta palesemente illegittima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Hide picture