Mafia, la sorella di Matteo Messina Denaro gestiva la comunicazione del latitante

La casa di Patrizia Messina Denaro era la stazione di posta del fratello latitante. I pizzini, in entrata o in uscita, dovevano essere letti e immediatamente distrutti. Tutto questo fino ad ottobre scorso. E spunta pure un contatto con i familiari di Totò Riina. O, meglio un contatto cercato ma mai ottenuto. A raccontarlo è il cugino del boss di Castelvetrano. Quel Lorenzo Cimarosa che ha deciso di diventare un dichiarante “poiché io e tutta la mia famiglia – dice – siamo stanchi di subire arresti, condanne e sequestri per causa di Matteo Messina Denaro, il quale pensa solo a stesso e a gestire la sua latitanza”. “Il superboss comunicava con Giovanni Filardo attraverso il sistema dei pizzini – ha spiegato Cimarosa.” Almeno fino ad ottobre 2013. “Ricevetti una telefonata da Patrizia Messina Denaro che mi disse di avere problemi idrici a casa. Appena arrivato lì, Patrizia mi consegnò un pizzino scritto dal fratello Matteo e a me destinato contenuto in una busta gialla”. “Lui mi salutava e ringraziava per ciò che stavo facendo per i suoi familiari. Mi invitava poi a disinteressarmi degli affari economici della famiglia perché lui aveva incaricato altri di gestire il tutto. “Patrizia mi ordinò di bruciare il pizzino dopo averlo letto. Da allora, stop alle comunicazione dirette, seppur mediate da Patrizia Messina Denaro, con il latitante: “Da quel momento – dice il cugino Cimarosa – ho avuto come interlocutore solo Francesco Guttadauro il quale, ad un certo punto, mi rappresentò la necessità di grosse somme di denaro da fare arrivare al latitante. Somme che forse sono servite al latitante per fuggire dal suo ultimo rifugio.

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