Truffa alle assicurazioni: 23 persone coinvolte. In manette anche avvocati e impiegati postali. I NOMI – VIDEO

Gli uomini del Commissariato di Polizia di Partinico, in collaborazione con i colleghi di Corleone e della Squadra Mobile di Palermo hanno smantellato una organizzazione che avrebbe messo a segno decine e decine di truffe nei confronti di compagnie assicurative automobilistiche. 23 le misure cautelari emesse a carico di altrettanti soggetti ritenuti, a vario titolo, inseriti in un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe. L’operazione Phantom Crash è coordinata dal Sostituto Procuratore Calogero Ferrara. Le indagini, condotte sia con metodi tradizionali quali appostamenti, pedinamenti e scatti fotografici ed implementate anche da intercettazioni telefoniche e video, hanno permesso di registrare i meccanismi di una truffa messa segno in modo sistematico, da una organizzazione ben rodata e settorializzata nei ruoli. A farne parte, con compiti distinti, anche una serie di professionisti tra avvocati, periti assicurativi ed impiegati postali. Anche per loro sono scattare le ordinanze cautelari. In manette sono finiti i partinicesi Vincenzo Nobile, 54 anni di Partinico, Provvidenza Saputo, 45 anni, Carmela Mattina, 55 anni, Giuseppe Marino, 47 anni, Francesco Marrocco 35 anni, gli avvocati Ennio Cipolla 44 anni e Rosalba Marchione di 35; i periti liquidatori Umberto Li Vecchi di 52 anni, Fabio Orlando di 43, Stefano Fedele di 65 anni e Antonio La Mantia, di 51 anni. Quasi tutti stanno beneficiando degli arresti domiciliari. Le altre 10 persone, anche loro professionisti tra avvocati, periti assicurativi ed impiegati postali, colpite dal provvedimento di divieto di dimora nella provincia di Palermo sono:
BDC. L. di anni 55 di Palermo;
F. R. di anni 22 di Palermo;
P. L. di anni 31 di Partinico;
I. R. di anni 49 di Gibellina (TP);
V. AM. di anni 49 di Partinico;
B. A. di anni 55 di Partinico;
S. G. di anni 50;
C. S. di anni 57;
F. A. di anni 39 di Borgetto;
DA. F. di anni 24 di Partinico.
L’indagine, non a caso denominata “PHANTOM CRASH”, avviata circa due anni fa e conclusasi dopo una lunga e serrata attività investigativa protrattasi per circa un anno, ha permesso agli inquirenti di individuare un cospicuo sodalizio criminale dedito all’ appropriazione fraudolenta di denaro intascato dai compartecipi a discapito delle diverse Compagnie di Assicurazioni, truffate ed ignare di quanto stava accadendo in loro danno. La composizione organica del gruppo malavitoso era formata da un folto numero di soggetti, al vertice del quale spiccava, per la sua “abilità di gestione e coordinamento” un pregiudicato partinicese di 54 anni, Vincenzo Nobile, che si avvaleva della collaborazione di più persone di fiducia – familiari compresi – che lo coadiuvavano nelle fasi organizzative della simulazioni dei sinistri.A finire nella rete degli investigatori del Commissariato di Partinico sono stati, dunque, anche familiari ed amici di NOBILE, “indiscusso ideatore e propulsore del sistema illecito”. I familiari del NOBILE hanno avuto, nell’associazione criminale, un ruolo di copertura essenziale per il loro congiunto, mentre un ruolo altrettanto importante hanno rivestito alcuni amici nelle fasi organizzative dei falsi incidenti stradali, fornendo la propria disponibilità personale e supporto logistico con mezzi, carcasse di autovetture già danneggiate o prossime alla demolizione nonché targhe e manodopera. I mezzi coinvolti, in molte occasioni, risultavano essere gli stessi anche se le targhe, in certi casi, venivano sostituite a seguito di denunce di deterioramento o smarrimento, procedendo, dunque, alla reimmatricolazione delle stesse auto. In diverse occasioni le targhe dei mezzi coinvolti nei falsi incidenti stradali venivano pure alterate, in modo da indurre le Compagnie Assicuratrici in errore circa lo stato della pratica risarcitoria. Infatti, nella redazione delle denunce dei sinistri, i denuncianti avrebbero formulato intenzionalmente la variazione di un numero o di una lettera, strategia usata nel tentativo, spesso riuscito, di eludere i controlli che avrebbero posto in essere le stesse assicurazioni al fine di confermare la veridicità dell’incidente denunciato. Diversi sono i capi d’ imputazione a carico degli indagati ed in base al ruolo svolto in seno all’organizzazione, che vanno dall’associazione per delinquere alla truffa; reati commessi in danno delle compagnie di assicurazioni HDI – Gruppo FONDIARIA/SAI – Gruppo ALLIANZ – VITTORIA – LIGURIA – UGF – Gruppo GENERALI – CATTOLICA – CHARTIS INSURANCE – SARA – DIRECT LINE, riscuotendo ingenti importi relativi alle liquidazioni di danni derivanti dai falsi sinistri stradali attraverso l’utilizzo di altrettante false denunce di detti incidenti, ottenendo illecitamente il pagamento degli stessi sulla base di false perizie e di istruzione delle pratiche risarcitorie. Le indagini, condotte sia con metodi tradizionali quali appostamenti, pedinamenti e scatti fotografici, sono state implementate anche da intercettazioni telefoniche e video, come le riprese aeree che hanno permesso l’individuazione di una vera e propria “pista di collisione” approntata dal Nobile all’interno di un appezzamento di terreno di sua proprietà, usato anche come deposito di parti di carrozzerie già danneggiate, di auto di diverso tipo quali portiere, cofani, paraurti ed altro materiale da adoperare volta per volta. La proprietà rurale in questione era ubicata in una contrada poco distante dal centro di Partinico, risultata ben protetta da occhi indiscreti grazie ad un’alta recinzione perimetrale realizzata in muratura e disseminata da telecamere a circuito chiuso ed allarmi sonori. La “pista” consiste in una striscia di cemento di circa 50 metri di lunghezza per 5 di larghezza che si estendeva all’interno dell’area rurale e veniva usata per simulare gli incidenti stradali. Infatti, nel corso delle attività di video riprese effettuate all’interno ed all’ esterno di quell’appezzamento di terreno, gli investigatori del Commissariato di Partinico avevano filmato alcuni dei momenti salienti, distinti in diversi periodi, in cui il Nobile, insieme ad altri suoi fedelissimi, si attivavano per la pianificazione dei sinistri simulati effettuando delle vistose manovre di collisione – provocate intenzionalmente e ripetute più volte – fino a raggiungere un elevato grado di danno al mezzo da inserire nelle false denunce di incidenti stradali. In quelle circostanze si impiegavano delle carcasse di autovetture contro le quali, dopo una breve rincorsa, venivano lanciate, con autista a bordo, le auto, il più delle volte noleggiate presso agenzie “rent a car”, che dovevano servire per avviare le pratiche risarcitorie dei falsi sinistri. Da quel momento entravano in azione i periti/liquidatori, che hanno avuto il fondamentale ruolo “evolutivo” nella gestione delle pratiche peritali, agendo con dolo nell’esecuzione delle false perizie. Gli avvocati, poi, avrebbero avuto il fondamentale ruolo di sostegno nelle fasi risarcitorie per aver istruito le relative pratiche adducendo falsi dati al fine di sollecitarne le liquidazioni; alcuni impiegati presso le Poste Italiane avrebbero quindi facilitato il movimento o comunque la negoziazione di assegni, intestati a terze persone, che risultavano essere stati falsamente coinvolti nei vari sinistri denunciati, incassati dal Nobile Vincenzo o, in altre occasioni, che avevano affidato a quest’ultimo il proprio mezzo per essere appositamente danneggiato, al fine di avviare le false pratiche risarcitorie. Questi ultimi erano amici e/o parenti, che spesso figuravano nei CID come parti coinvolte in incidenti in realtà inesistenti; ognuno, insomma, con un compito ben preciso ma con un livello di interesse differente l’uno dall’altro in base all’importanza del ruolo ricoperto.

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