Stato-Mafia. Depone il pentito Onorato e “racconta” gli anni degli attentati

La Corte d’Assise di Palermo, che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia, in apertura di udienza ha reso noto di non avere ancora ricevuto la lettera con cui il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, citato come teste dai pm, manifestava la sua disponibilità a deporre. La notizia della missiva era stata data dal Quirinale. “La corte si riserva – ha detto il presidente del collegio – allorché perverrà, di esaminarla e, ove il contenuto fosse rilevante per il processo, di metterla a disposizione delle parti per eventuali valutazioni e determinazioni”. Dal Colle fanno sapere però che la lettera è partita dal Quirinale, è stata spedita tramite Poste ed indirizzata direttamente al presidente della sezione della Corte d’Assise. Intanto il processo prosegue con l’esame dei pentiti Giovanbattista Ferrante e Francesco Onorato, quest’ultimo racconta la sua militanza in Cosa Nostra. “Fare parte del gruppo di fuoco della era come fare parte della Nazionale di calcio. Ci entravano persone con capacità particolari. Da componente del gruppo di fuoco ho fatto tra l’altro l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, quello del collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, ho partecipato al fallito attentato dell’Addaura”. Onorato dovrà testimoniare proprio sull’omicidio Lima ritenuto dai pm l’atto iniziale della minaccia mafiosa che avrebbe indotto lo Stato a trattare. Il collaboratore, che è in carcere per scontare condanne definitive, all’inizio della deposizione ha detto di sentirsi “abbandonato e lasciato solo dallo Stato”. “I politici a Riina –dichiara Onorato- prima gli hanno fatto fare le cose, poi l’hanno mollato. Prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa i signori Craxi e Andreotti che si sentivano il fiato addosso. Poi nel momento in cui l’opinione pubblica è scesa in piazza i politici si sono andati a nascondere. Per questo Riina ha ragione ad accusare lo Stato”. “Riina per questo comportamento era arrabbiato – ha aggiunto il pentito – e avrebbe ucciso tutti i politici”. Il pentito ha parlato di una vera e propria lista con personaggi delle istituzioni che, dopo il maxiprocesso, Riina avrebbe voluto eliminare. “C’erano Vizzini e Mannino, di cui prima in Cosa nostra si parlava bene, i cugini Salvo, Salvo Lima – ha proseguito – Per Vizzini avevamo cominciato i pedinamenti”. “Riina – afferma Onorato – ha ragione a dire che lo Stato manovrava Cosa nostra. Lui sta pagando il conto, lo Stato no. Tra Cosa nostra e i politici c’è stata sempre connivenza”. “Martelli –dice ancora Francesco Onorato- l’abbiamo fatto diventare ministro. Abbiamo investito anche 200 milioni per finanziarlo e portarlo a diventare ministro della Giustizia perché si diceva che avrebbe fatto uscire i mafiosi dal carcere”. E prosegue, “quando abbiamo fatto l’attentato a Falcone all’Addaura, poi fallito, abbiamo messo in giro la voce che la bomba se l’era messa lui per indebolirlo, per farlo passare per bugiardo”. “Salvatore Biondino – ha continuato – mi disse che si trattava di una pressione fatta dai politici per fare passare Falcone per uno di poco conto”. Il collaboratore ha anche raccontato in dettaglio l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, ucciso il 12 marzo del 1992, per il quale e’ stato condannato con sentenza definitiva. “Totò Riina –rivela ancora il pentito- voleva assassinare anche Andreotti e suo figlio. Se ne dovevano interessare i capimafia Graviano a Roma, ma ci furono problemi perché gli fu rinforzata la scorta”. “Dopo il maxi-processo – ha raccontato Onorato – una serie di politici vennero contattati da Cosa nostra: tra loro anche Salvo Lima che non si presentò all’appuntamento”. A Riina, non piacque l’atteggiamento dell’eurodeputato Dc che era nella lista dei politici da eliminare.
FONTE ANSA

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