Montelepre, sull’omicidio Licari tabulati telefonici e immagini di videosorveglianza sotto la lente di ingrandimento

4 colpi di pistola calibro 38 a tamburo; uno alla natica, 2 al torace e quello di grazia sparato alla testa. E’ questo il risultato dell’esame autoptico eseguito ieri pomeriggio dal direttore dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo Paolo Procaccianti, sul cadavere di Baldassare Licari, il monteleprino, cantoniere in pensione di 64 anni, ucciso lunedì pomeriggio nelle campagne di Borgetto. Accertato, dunque, scientificamente, il tipo di arma che i killer hanno utilizzato per eliminare Licari e che chiarisce il mancato rinvenimento dei relativi bossoli. Elemento che si aggiunge alle altre prove raccolte dagli uomini della sezione omicidi della Squadra Mobile di Palermo per ricostruire l’esatta dinamica del delitto. Gli investigatori, in queste ore, stanno pure esaminando il telefono cellulare di Licari, rinvenuto nella sua abitazione. Verranno controllati i tabulati per verificare il traffico delle chiamate e dei messaggi, in entrata e in uscita, registrati al suo numero. Inoltre, la polizia, ha sequestrato un hard disk con le riprese fatte da telecamere piazzate all’esterno del villino che trova di fronte alla casa di campagna di Baldassare Licari. La videocamera potrebbe avere ripreso scene importanti e fornire indizi utili in grado di determinare la risoluzione del caso. Di una cosa la polizia è certa, la vittima, poco prima di essere uccisa, ha offerto il caffè ai suoi assassini, ma soltanto uno degli ospiti lo avrebbe accettato. Ospiti, in ogni caso, temuti da Baldassare Licari, visto che li ha ricevuti con delle forbici da sarto in tasca che avrebbe pure cercato di utilizzare. Ci sarebbero i segnali di una colluttazione. Testimoniata anche dal barattolo di zucchero trovato in frantumi sul pavimento. Da una prima ricostruzione, Licari sarebbe stato dapprima ferito in casa, poi braccato durante il suo tentativo di fuga e infine ammazzato a bordo dell’auto su cui ha tentato di mettersi in salvo. Ipotesi avvalorate dalle tracce di sangue lasciate dalla vittima nel tragitto dalla stanza in cui è stato aggredito, fino alla macchina dove è stato assassinato. Il suo percorso è tracciato dalle impronte che la sua mano insanguinata ha lasciato su una porta, alle tracce ematiche sparse in veranda, nel vialetto che conduce al cancello e lungo la stradina in discesa che lo separava dalla sua macchina. E sulla fiat 600 ha trovato la morte, crivellato di colpi, uno dei quali alla testa. Dinamica che induce gli investigatori del commissariato di Partinico e della sezione omicidi della Squadra mobile diretta da Carmine Mosca, coordinati dal pubblico ministero Dario Scaletta, a non credere al delitto d’impeto o alla lite degenerata. Quella portata a termine dai suoi killer è stata una vera è propria esecuzione. Questa mattina, i familiari della vittima, sono stati nuovamente interrogati, così come una persona con cui Licari è entrato in conflitto per questioni private a suon di carta bollata; quest’ultimo ha un alibi di ferro. Baldassare Licari non aveva precedenti penali ed è ritenuto assolutamente estraneo agli ambienti della criminalità organizzata. Potrebbe però aver visto qualcosa o dato fastidio a qualcuno che si ritiene intoccabile. Un rompicapo per gli investigatori che, al momento, non si sentono di escludere nessuna pista, quella mafiosa compresa.

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