Montelepre, restituiti alla famiglia i resti di Salvatore Giuliano

Sono tornati al loro posto i reperti che la Procura della Repubblica di Palermo fece acquisire il 28 ottobre di tre anni fa nel corso della riapertura dell’inchiesta giudiziaria sulla morte del fuorilegge di Montelepre Salvatore Giuliano, ucciso in circostanze mai chiarite a Castelvetrano il 5 luglio del 1950. I resti ossei sono già stati traslati nella tomba che giace in una cappella gentilizia del cimitero di Montelepre, il cuscino è stato nuovamente riposto nel suo letto e le due borracce messe in bella mostra nel comodino accanto, in quella stanza della sua casa natale dove il tempo sembra essersi fermato, oggi museo privato, meta di turisti e scolaresche, grazie all’impegno del nipote Giuseppe Sciortino, figlio di Mariannina Giuliano. Le indagini del caso, riaperte dall’allora procuratore aggiunto Antonio Ingroia e poi archiviate dal gip Giuliano Castiglia, restano avvolte nel mistero. L’inchiesta mirava a svelare se dentro la bara seppellita nel 1950 nella necropoli di Montelepre ci fosse davvero Salvatore Giuliano o un suo sosia; infatti sono ancora in tanti a pensare che quello che è avvenuto 63 anni fa a Castelvetrano sia stata una messinscena e che su quella lastra di marmo non ci fosse Turiddu ma uno che gli somigliava tanto, che si è fatto ammazzare per permettere al bandito di fuggire all’estero. L’esame del Dna sui resti di Giuliano, eseguito dal biologo Renato Biondo e da Francesco De Stefano, direttore del dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Genova comparato con quello del nipote Giuseppe Sciortino, non avrebbe dato esiti certi. L’ipotesi, per molti scontata, è che in realtà si è voluto insabbiare tutto per non ammettere le responsabilità che lo stato ha avuto nella strage di Portella della Ginestra. La verità si spera di apprenderla con la desecretazione degli atti sulla vicenda prevista nel 2016.

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