Grande Mandamento, le ammissioni di De Simone potrebbero aprire nuovi scenari

Avrebbe dichiarato di avere fatto da intermediario per il pizzo imposto ad un imprenditore. Grazie a questa ammissione, i pm Francesco Del Bene e Daniele Paci e il gip Luigi Petrucci a concedere gli arresti domiciliari a Salvatore De Simone, 57 anni, finito in manette all’alba del 15 ottobre nel corso dell’operazione antimafia “Nuovo Mandamento 3”. L’autista dell’ex sindaco di Montelepre Giacomo Tinervia era stato arrestato insieme ad altre sei persone, accusate a vario titolo di “concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in estorsione aggravata e continuata, concorso in tentata estorsione aggravata e continuata e furto di bestiame”. Salvatore De Simone, assistito dall’avvocato partinicese Bartolomeo Parrino, rispondendo alle domande degli inquirenti, avrebbe raccontato di una tangente di 18 mila euro che finì alla cosca del paese, retta da Giuseppe Lombardo, suo nipote. Le sue ammissioni, molte delle quali ancora coperte dal riserbo, potrebbero aprire nuovi scenari e fare scattare altri accertamenti. De Simone avrebbe parlato ai giudici, infatti, di tante altre cose, come dei suoi rapporti con Cosa Nostra e con l’ex sindaco Tinervia, attualmente a piede libero dopo circa un mese di detenzione, ma ancora indagato nell’ambito della prima tranche dell’inchiesta antimafia che risale all’aprile scorso e che ha permesso, finora, di arrestare una cinquantina di persone tra il partinicese e la valle dello jato. Gli investigatori hanno scoperto il tentativo di unificare i due storici mandamenti mafiosi di Partinico e San Giuseppe Jato, che imponevano la riscossione del pizzo nel territorio, sotto unico controllo con base a Camporeale. Per i Magistrati, De Simone, rappresenterebbe il collante locale tra l’ambiente politico e quello mafioso. Sull’ex autista del comune di Montelepre non c’erano intercettazioni ambientali, bensì il racconto di un imprenditore vittima del racket che pagò il pizzo per l’appalto da 800 mila euro per la ristrutturazione della palestra dell’impianto sportivo Don Pino Puglisi. Dopo essere stato minacciato e preso a schiaffi da Lombardo perché ritardava il pagamento, il costruttore sarebbe stato avvicinato da De Simone che gli avrebbe spiegato le modalità e i calcoli percentuali di come andava corrisposto il pizzo. Dichiarazioni messe a verbale che adesso troverebbero il riscontro delle ammissioni di De Simone.

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